Archivi tag: prenestinity II

Quindici anni o poco più…

preservativoAvevamo quindici anni o poco più. In tasca un gettone telefonico da usare solo in caso di necessità, pochi altri spiccioli ed un preservativo dall’involucro consumato tanti erano i pantaloni nei quali era passato, ché la smania di scopare è l’angelo custode di tutta una vita trascorsa in abiti da uomo. Parlavamo d’amore e di politica, non giocavamo già da un pezzo o forse così ci sembrava e ce lo facevamo stare bene. Sognavamo con quella concretezza che poi il risveglio ti prende a sberle e ti conviene stare zitto sennò prendi pure il resto.  Bevevamo da colli di bottiglie in vetro per darci un tono e fumavamo cicche rimediate una qua una là in raid casalinghi da pacchetti di parenti distratti. Continua a leggere


Ogni bacio è stato il primo…

Les Amants – Magritte 

“Tra noi ogni bacio è stato il primo. Centinaia, migliaia di primi baci, ognuno diverso ed unico. Come sconosciuti felici ad ogni incontro tendevamo le labbra ad una confidenza diversa, ad un’intimità nuova. Ci cambiavamo il nome per tenere in piedi tutta quella curiosità, per non colmare alcuna attesa. Quando ci siamo dati il secondo era chiaro a tutt’e due che quello, e solo quello, sarebbe stato l’ultimo. ”

 

Prenestinity II – Lettere a Giulia


L’amore e la fame

“E’ un mio vizio mentre mangio cominciare dal peggio e lasciarmi alla fine i sapori migliori, tolto con le olive, scelgo la migliore per prima e via di seguito fino a quella ammaccata, meno dura. Per il resto parto dal peggio, la pasta scondita ed il condimento alla fine, prima il contorno del secondo, se il secondo è buono. Già da bambino, del Soldino del mulino bianco tenevo la moneta per ultima, della crostata l’ultimo quadretto di cioccolato (quelle alla marmellata le cedo volentieri a te). Nel gelato, dico i gusti in un dato ordine perché il mio preferito stia sotto, resti l’ultimo, ma vallo a spiegare a un gelataio, con le sue ragioni di densità. Tu mangi al contrario, inizi regalandoti subito tutto il piacere del tuo gusto preferito, cosicché la tua fame maggiore abbia la massima soddisfazione, aspetti poi la necessità di una buona via di mezzo per finirti di saziare e ti tieni stretta la scelta di poter tralasciare il sapore più inutile al tuo palato. Non c’è un modo giusto, ognuno avrà sicuramente il suo. Ah, quella cosa delle olive, ricordi? La faccio anche con le patatine. Ti starai chiedendo che c’entra con noi… Continua a leggere


Se fosse

Steve McCurry – Afghan Eyes Girl

“Se fosse un nome si chiamerebbe Giulia, o Alice, o più semplicemente Valentina. Se fosse un taglio di capelli sarebbe corto, ma non troppo, e scuro, decisamente. Se fosse uno sguardo sarebbe pieno di curiosità, tendente al sorriso. Se fosse un tempo preciso non sarebbe sempre, ne sono certo, sarebbe molto probabilmente oggi, tutt’al più domani. Se fosse una sola parola sarebbe ciao, di sicuro non grazie, men che meno addio. Se fosse un giorno sarebbe lunedì, perché è di lunedì che si comincia tutto, pure a smettere.”

– Prenestinity II


“Dall’amore non si scende piano, dall’amore si cade.”

“In amore il problema sono le domande, perché pretendono risposte e le risposte non sempre si hanno, o almeno non sempre si sanno formulare, o, mettiamola così, in rari casi vengono interpretate con lo stesso senso che voleva dargli chi le pronuncia. Che poi in effetti il problema, in amore, sono le risposte più che le domande, ma se non venissero poste le prime le seconde non avrebbero la possibilità di esistere, perciò… Continua a leggere


Gli agguati dell’abitudine.

“L’abitudine ci aspettava in ogni angolo, era diventato uno sfuggirle continuo, cercava di braccarci in ogni metro quadro di casa, tra la routine della pasta (probabilmente al tonno) e la TV. Avevamo appena fatto in tempo a sfuggirle dall’aperitivo al solito bar e alle serate con gli amici che ce la trovavamo addosso nel nostro locale preferito, per le scale di tutti i centri commerciali del mondo, nelle scelte agli scaffali, al solito posto per parcheggiare macchine ogni giorno diverse, nell’attesa agli appuntamenti o alle biglietterie dei cinema, addirittura al lavoro non ci lasciava in pace. Continua a leggere


La “sindrome da notifica”, il male del secolo.

“La malattia del secolo è la ‘sindrome da notifica’, ne ho le prove. Ne soffriamo praticamente tutti, ad infettarci è internet. I primi sintomi della malattia sono una strana mania di raggiungibilità ed un delirio di egocentrismo misto a un forte senso di solitudine. L’epidemia è iniziata alla fine del secolo scorso, con l’avvento del telefonino, la prima avvisaglia si era avuta nella forma simplex del “terrore da batteria scarica”, e le prime scene di pazzia si materializzavano nello scambio di schede sim per essere raggiungibili almeno dieci minuti l’ora. I social network l’hanno peggiorata abbattendo le nostre già indebolite difese immunitarie, facebook su tutti. Continua a leggere


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: