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“Tra la Macchina e il Portone” il primo disco de La MaLaStraDa in streaming e download sulle maggiori piattaforme! I link!

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* PRENESTINITY * – Libro (versione integrale)

Prenestinity - copertina

Prenestinity – copertina

PRENESTINITY

INTRO (Marco e Teresa)

Per quanto riguardava noi ora eravamo tranquilli, avevamo superato indenni e di sicuro, ormai, il periodo della “sistemazione”. Avevamo avuto la forza, la fortuna ed il coraggio di rimanere soli, esenti da fittizi rapporti sentimentali. C’avevano provato, sì, ad incastrarci, a soggiogarci, i parenti, qualche amico, le donne stesse pretendenti alla nostra libertà, a farci notare che da soli non si può stare, e infatti noi non ci stavamo mai. Senza legami, certo, ma soli no.

All’incontro fatidico riuscivamo sempre a rinunciare con la scusa di qualcos’altro da fare di improrogabile, e da lì a sparire il passo era molto breve, al minimo accenno del credo di o del credo che la nostra fuga era così veloce e decisa da non lasciare tempo né speranza a repliche. Continua a leggere


Quindici anni o poco più…

preservativoAvevamo quindici anni o poco più. In tasca un gettone telefonico da usare solo in caso di necessità, pochi altri spiccioli ed un preservativo dall’involucro consumato tanti erano i pantaloni nei quali era passato, ché la smania di scopare è l’angelo custode di tutta una vita trascorsa in abiti da uomo. Parlavamo d’amore e di politica, non giocavamo già da un pezzo o forse così ci sembrava e ce lo facevamo stare bene. Sognavamo con quella concretezza che poi il risveglio ti prende a sberle e ti conviene stare zitto sennò prendi pure il resto.  Bevevamo da colli di bottiglie in vetro per darci un tono e fumavamo cicche rimediate una qua una là in raid casalinghi da pacchetti di parenti distratti. Continua a leggere


Andando via.

Un letto disfatto“Andando via hai fatto un gran casino, i cassetti hanno vomitato per giorni tanto li avevi strapazzati per tirar via la tua roba, non potevo aprirne uno che le mie cose ne saltavano fuori. Le mie giacche sono state per diverso tempo indecise sulle stampelle nell’armadio, sempre pronte a scivolarne via da un lato, ha creato subbuglio l’assenza del tuo cappotto, probabilmente l’amavano, chissà, e si stavano litigando a spallate gli ultimi respiri del tuo profumo preferito. Continua a leggere


Non cercarmi negli angoli della tua vita, non ne ha.

Simbolo dell’infinito, senza angoli in effetti…

“Scivoliamo negli angoli, tutti, rimanendo comunque presenti in una parola che può farci ricordare a chi ci è passato accanto in un modo importante. Dici “scuola elementare” e pensi al tuo compagno di banco, il tuo primo vero amico, lo sposti per un attimo verso il centro, ne parli, ti fai due risate, ti riprometti di cercarlo domani. Poi via, cambi discorso, e lui scivola. Dici “primo bacio” e pensi a lei, chissà che fine ha fatto e quanti figli ha, ti salvi solo ‘ché non ti viene in mente di cercarla domani, così scivola meglio. Dici “viaggio” e caschi nella città più bella che hai visitato e la sposti al centro, la racconti come se fosse il posto che conosci meglio al mondo, poi ti ricordi con chi l’hai visitata e la città scivola e “lei” ne prende il posto. Alla fine non ti penti neanche troppo che siano abbastanza lontane tutt’e due così da poterti continuare a sembrare entrambe estremamente belle senza viverne le conseguenze. Continua a leggere


Copertine Facebook dal Blog

Queste sono delle trasformazioni in immagini di copertina di Facebook di alcune frasi tratte da questo blog e da Prenestinity (I-II), che hanno avuto più gradimento e condivisioni. E sempre sottoponendosi alla regola della condivisione chi volesse farle proprie ed usarle non deve avere il mio permesso, ma la mia gratitudine! Per vederle su facebook seguite questo link:

https://www.facebook.com/andrea.caovini/media_set?set=a.10151220003034706.474871.630839705&type=3

Per gioco stilerò una classifica delle più gradite, proprio sulla base dei like di facebook e realizzerò per il 30 Ottobre, giorno del compleanno dell’idea, una serie gold. Chi vuole aiutarmi ad individuare le migliori, le più simpatiche, le meno peggio è il ben accetto!


L’amore si accontenta.

Charles Bukowski & Linda Lee

A volte ci innamoriamo piano, senza volerlo e standoci attenti, e ce ne accorgiamo tardi. A volte ci innamoriamo di corsa, come per soddisfare un bisogno di sofferenza, ce lo diciamo molto prima che accada per essere pronti al peggio. A volte siamo corrisposti per sfinimento, a volte con naturalezza, a volte non lo siamo affatto. A volte ci piacciono semplicemente degli occhi e ci facciamo andar bene dei modi, dei gusti, tanto il tempo trasforma tutto in perfezione, a cominciare da quelli che sono per noi difetti. Ecco, l’amore è una presa in giro che attuiamo noi su noi stessi, poi abbiamo il cattivo gusto di voler elevare il tutto a sentimento straordinario, totalizzante, all’insegna perenne del “come te nessuno mai”, applicato dal sesso allo stile di vita ai gusti musicali. Ci sconvolgiamo e facciamo sconvolgere, e sconvolgiamo a nostra volta, ci lasciamo convincere, circuire dall’amore, per la smania di provarlo, lo percepiamo come ossessione ed abbiamo la pretesa di dominarlo, come quello che fuma dichiarando di non avere il vizio semplicemente per non sentirsi obbligato a dimostrarlo, perché tanto non smetterà mai. Per quei bellissimi momenti nei quali ci sentiamo pervadere da quella sensazione inebriante e formidabile sopportiamo tutto questo, lo cerchiamo, lo bramiamo. Pur di darci retta e lasciarci tranquilli con le nostre follie l’amore si accontenta, e noi pure.

“Come diavolo fai a dire che ami una persona sola, quando al mondo ce ne sono milioni che potresti amare molto di più, e la sola stronzata che ti fa parlare è il fatto che non le conoscerai mai nella tua vita…” – Charles Bukowski.


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