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Baustelle: Amanda Lear – recensione

Oh rega’, io vi ho voluto un sacco bene, lo sapete… ma che due palle gli anni ottanta.

Bella.

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Recensioni di uno stronzo qualunque.

bellaCari amici del blog, nasce oggi una nuova categoria di post su queste pagine, che è appunto “Recensioni di uno stronzo qualunque”. Una rubrica, chiamiamola così, che nasce dall’esigenza di dare un esempio di quanto l’elogio della quantità vada a derubricare la qualità a un lato insignificante del web. Mi spiego meglio…

Il web nel suo svilupparsi, moltiplicarsi ed invaderci ha creato una quantità enorme di nuove professionalità senza alcun professionismo, prendo ad esempio il settore musica, che è quello di mia “competenza”: grazie al web, ai siti internet pressoché gratuiti, ai blog eccetera oggi sono tutti giornalisti, recensori, direttori di webzine, non meno speaker radiofonici, promoter, organizzatori di eventi, talent scout, fotografi da accredito e via discorrendo. Ora il problema è che chi si è inventato giornalista senza nemmeno un corso regionale di un’ora e scrive per la webzine X da tre visite al giorno comunque per dare l’immagine più professionale possibile si comporta come se fosse il fondatore di Rolling Stones, non risponde alle mail, non parla con gli artisti ma solo con gli uffici stampa (altra bellissima categoria di improvvisati del nuovo millennio), insomma avere una recensione, nonostante le facciano tutti è diventato ancora più difficile di 20 anni fa! Perché nel gran nome della “visualizzazione” tutti sono costretti a dire che si occupano di musica Indie e poi vanno a fare presenzialismo a Sanremo o aspettano la dritta per arrivare al più fresco vincitore di Talent.

Allora da oggi ho deciso di entrare anch’io in questo mondo (dopo centinaia di non risposte non ricevute dall’altra parte della barricata), ma di entrarci con onestà e lealtà, cosa che spero mi contraddistingua ancora, entrandoci col piede giusto, senza voler imbrogliare nessuno, dichiarandomi per quello che sono: UNO STRONZO QUALUNQUE.

Sceglierò di tanto in tanto brani, artisti, video, dischi, ep, concerti, ed esprimerò la mia spassionata impressione, che vale quanto la vostra e la “loro”, né più né meno, ed ha le stesse piccole pretese, solo che “loro sono loro” ed io non sono un cazzo, quindi nessuno si offenda e nessuno esulti.

Saremo qui, tutti insieme a scambiarci opinioni superflue nell’attesa che torni di moda il professionismo!

Bella.


“Tra la Macchina e il Portone” il primo disco de La MaLaStraDa in streaming e download sulle maggiori piattaforme! I link!

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SIAE vs Resto del Mondo

V per SIAELa gestione di un contest musicale di ampia portata, gestito dall’associazione L’URLO – LIBERA ASSOCIAZIONE DI LIBERI MUSICISTI in collaborazione con Radio Rock 106.600 e che si avvale della partnership di diverse entità professionali del mondo della musica come MIDRIA, Exitwell, che coinvolge un grande numero di Live Club operativi con una programmazione stabile dedicata alla musica originale su tutto il territorio della provincia Romana (capitale compresa), ha messo in luce dei dati secondo me molto importanti e decisamente significativi rispetto al mondo del diritto d’autore. Per quanto il campione sia cospicuo ma non così vasto da ritenersi valido su scala nazionale si è evidenziato che la fiducia riposta verso la SIAE da chi si appresta alla creazione di musica con intenzioni professionali vacilla non poco in Italia. Su un totale di 77 band iscritte con provenienza in gran parte da Roma e dai Castelli Romani, ma con campioni provenienti da Torino, Terni, Latina, Perugia, Firenze, Viterbo, Rieti, Teramo solo un 30% scarso affida alla SIAE la tutela e la gestione dei proventi dei propri diritti d’autore. Per quanto riguarda la sola tutela ormai quasi il 13% del campione sceglie Patamu e la sua marcatura temporale gratuita mentre quasi il 4% si rivolge a Soundreef per curare la riscossione dei propri proventi derivati dall’attività live. Ancora un 4% circa chiede all’estero i servizi che in Italia fornisce SIAE grazie ad un monopolio ormai superato da tutti i punti di vista. Il dato più importante è che il 45,5% dei musicisti (in totale oltre 300) ritiene di poter affrontare in modo autonomo la gestione del proprio diritto d’autore, come prevede la legge 633/1941, senza delegare alcuna società o ente a porsi da intermediario. Siamo sulla strada del libero mercato? La musica spera di sì.

Totale band: 77 (100%)

SIAE: 29,9%

SIAE cautelativo senza riscossione di diritti: 3,9%

Società straniere (Stim; Prs; Sgae): 3,9%

Soundreef: 3,9%

Patamu: 12,9%

Autonomi: 45,5%


L’ultimo dei Nobraino. Speriamo.

L'ultimo dei Nobraino - copertinaA.D. 2015, Gennaio, giorno sedici, venerdì. Su istigazione a delinquere di ignoti mi reco al Planet, che ospita il concerto di quasichiusura del tour dei Nobraino. Sculo un accredito, arrivo con un po’ di anticipo e temporeggio tra sigarette, 0,3 di Peroni a 5 euro e temperature tropicali che assistono alla band di apertura. Cambio palco. Trovo alloggio sotto ad un bocchettone dell’aria condizionata ed attendo, tutto sommato neanche troppo, l’arrivo della band. Sono qui perché ascoltati da studio non mi dispiacciono, perché trovo che scrivano bei testi, perché da più parti ho sentito dire che il loro vero mestiere è il live, lo spettacolo, quindi sono qui armato delle migliori intenzioni. Salgono sul palco e la prima cosa che si nota palesemente è il batterista con casco da vichingo che si accende una sigaretta, deve essere un duro! In barba alle leggi, con sfacciataggine prima di sedersi allo sgabello tira due belle boccate. Ma forse non è un duro, deve essere un coatto e basta, perché la cosa autorizza implicitamente mezza sala a fumare rendendo dopo la temperatura anche l’aria ancor meno sopportabile. Iniziano sottotono con un riarrangiamento che peggiora l’estetica dei brani proposti, cantati da un Kruger acconciato da Indiana Jones a lutto che al terzo brano si sente di ringraziare Roma per una serata finalmente all’altezza della situazione, con circa 800/900 presenze (pare la loro ultima passeggiata nella capitale non sia andata poi così bene). Inizialmente non capisco il senso autocelebrativo del concetto, mi arriva poco dopo, a poche altre chiacchiere di presentazione di distanza. Un inizio di Caposseliana ispirazione nel quale senza dubbio mi colpisce in positivo il bel suono di Nestor Fabbri alla chitarra, caldo, corposo e nitido. Al di là di questa parentesi felice la band è scollata, probabilmente stanca e svogliata. Il trombettista chitarrato si sente in dovere spesso di andare a chiamare i crash al vichingo fumatore, dimostrando dal mio punto di vista poca amalgama (al quarto disco?), il tutto condendo il palco ed il mondo della saliva della sua tromba coatta non meno della sigaretta del batterista. Il live si sviluppa in un crescendo che è pure un peggiorando, con Kruger che scorda svariate volte i testi delle canzoni, che si appiccica col pubblico in deliri di onnipotenza, che prende la piega del moralizzatore e poi ci ripensa perché noi non eravamo all’altezza della sua morale. A un certo punto cede la parola mentre parlava di niente al più ubriaco della platea solo per incriminarlo poi ed additarci tutti di non essere all’altezza del messaggio (quale?). Poco prima era appeso ad una corda a fare Tarzan, poco dopo faceva il barbiere selettivo, alla ricerca di un cliente che non fosse preso da manie di protagonismo, in tutta evidenza aveva deciso che erano più che sufficienti le sue. A un certo punto, dopo la terza volta che minacciava di chiudere lì il concerto perché s’era stufato m’ero talmente stufato io che mi sono fatto largo tra qualche centinaio di canne d’erba (perché si drogan tutti, si sa) e me ne sono andato, sicuro che “L’ultimo dei Nobraino” per me lo è stato.

P.S. Non vi ho raccontato la scena del telo circense e del lancio di giacchetti, né lo strumentale da “sponsalizio” (Caposseliano anche lui) improvvisato per dar tempo al Kruger di bersi una birra in tranquillità, non vi ho parlato neanche dei discorsi sulla guerra, il complottismo, ma soprattutto non vi ho parlato dell’improvvisazione drammatica di “Romagna mia” dove è sembrato di vedere cinque musicisti al primo appuntamento in sala prove. Se pensate ce ne sia bisogno posso approfondire a richiesta. Mi tengo a disposizione.


Perché NON iscriversi alla SIAE!

Ringraziando Valerio Cesari ed il suo spazio sul Fatto Quotidiano tornano alla ribalta in questi giorni le pagine “dedicate” alla SIAE del blog… Ed io sono a disposizione!

Andrea Caovini

V per SIAEPer una infondata smania di credibilità ai miei tempi, poco più che adolescenti, ci si iscriveva alla SIAE; ci si sentiva musicisti professionisti già solo per aver passato l’esame (perché una volta c’era un esame) e non nego che anch’io sono stato vicino al grande passo, bloccato solo da una scarsa capacità economica, perché una volta iscriversi come autore alla SIAE aveva un costo importante, sarà che le cifre in lire facevano più impressione…

Oggi ringrazio la mia innata povertà, vi spiego perché. La SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori) è un ente che si occupa della tutela del diritto d’autore, è l’unico ente attualmente delegato per legge alla riscossione ed alla ridistribuzione dei proventi per diritto d’autore, quindi semplificando la questione, se io stasera suono in un locale 3 canzoni di Ligabue 3 di Vasco e 4 di Battisti la SIAE si fa dare dal locale in cui…

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Fare musica nel 2014 – raccomandazioni di parte ad una generazione confusa.

Live @ Teatro di TerraIl 2013 è agli sgoccioli ed ha avuto al centro dei dibattiti tra chi si “occupa” di musica in Italia i soliti temi. L’augurio è che il futuro porti miglioramenti almeno dal punto di vista morale nella pseudo-corruzione (perché neanche in un difetto siamo capaci ad eccellere). Io dal mio essere nessuno mi sento in dovere di dire la mia, per affrontare con la coscienza pulita i prossimi mesi, per quel sadico piacere tutt’altro che risolutivo che risiede nel velavevodetto. Voglio affrontare in questo articolo il tema dal punto di vista dell’organizzatore/gestore di locale (localaro in gergo) dopo aver ampiamente discusso nelle pagine precedenti di questo blog della SIAE e di qualche altro male (ma nulla al confronto) della musica. Continua a leggere


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