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Morire ai tempi di Facebook

R.I.P.

R.I.P.

Una volta che sei nato potrai scommettere su poche cose. Avrai molti soldi? Farai un lavoro che ti piace? Riuscirai negli studi? Avrai figli? Nulla è dato per scontato, mentre potrai giurare tranquillo sul fatto che morirai, non sai quando non sai come e non sai perché, ma morirai, aivoglia a grattarti le palle. Morirai anche se hai facebook, e rimarrai lì immobilizzato nell’ultimo istante, paralizzato dal dolore dei tuoi cari, come una carta d’identità digitale che invece di certificare la tua venuta al mondo garantisce per la data della tua dipartita, a firma di centinaia di messaggi d’addio, periodici racconti di mesi senza te, anni senza te, compleanni senza te, partite vinte dalla tua squadra del cuore senza te, concerti del tuo artista preferito senza te.

Tutti avranno l’illusione che tu sia presente, cosciente, tangibile, verranno a raccontarti le intimità della tua assenza affidandosi ad un’immutabile immagine del profilo che tutto sommato a volte, occasionalmente sembra cambiare un minimo espressione, quasi compiacente di tanta memoria.

Nulla cambia l’essenza del vuoto che lasci, ma nessuno probabilmente ti rimuoverà dagli amici di facebook, come per non farti uno screzio, pensando che quel gesto sia equivalente ad affidarti alla lenta perdita della memoria, all’oblio del tempo. Nulla è più lontano dalla verità, ma così accade che ognuno di noi coltiva tra i contatti un piccolo cimitero, dove condurre visite con omaggi di fiori a forma di notifica.

Non so se è giusto, ma la testimonianza di un sentimento ritengo possa solo far bene, sia pure all’egoismo di chi resta ed ai suoi testimoni oculari, che se l’egoismo è un reato possono sempre far comodo.

Ai “miei” morti.


Anche oggi è morto Paolo Villaggio.

Paolo VillaggioL’attore Genovese, classe 1932, piazza la doppietta, morendo in due giorni consecutivi, sale la preoccupazione di Lino Banfi, attualmente detentore del record in fatto di numero di morti. Il pugliese si dice infatti preoccupato per il suo primato, ormai non così lontano per il Fantozzi nazionale.


Il pessimista

Gustav Klimt - Morte e Vita (1916)Tutto alla lunga diventa peggiore, ma è colpa delle parole con cui lo chiami tu. Pure la Vita, per quella cosa magnifica che è, (con calma ma inesorabilmente) la fai diventare morte.


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