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Quale pubblico vuoi per la tua musica?

Gira da qualche giorno su facebook questo articolo che cerca di dare una spiegazione alla attuale crisi della musica: https://lagrandeconcavita.org/2016/05/16/la-morte-del-pubblico-e-la-fine-di-tutto/ , e che sta riscuotendo molto successo tra i musicisti, probabilmente perché non da a loro nessuna colpa.

Questo non è un’attacco all’autore del post, che non conosco e che giustamente titola la sua come opinione. Ecco, quella che segue è la mia, nella speranza che da più opinioni possibili si possa tirar fuori una teoria valida ed applicabile per migliorare la situazione!

Io non credo che la musica sia in una crisi così profonda, e ritengo che il pubblico non sia affatto morto. Sostengo invece che ci sia un proliferare enorme di musicisti e situazioni musicali (ogni musicista suona mediamente in tre “progetti” diversi, tra la “marchetta” delle cover per farci due soldi, il progetto originale in cui spera per un futuro da nababbo, la band di musica etnopopolare che fa tanto fico e che ha lo scopo di mantenere la tradizione e riscoprire le origini e blablabla) e di conseguenza un eccesso di offerta di serate, questo porta per semplici leggi di mercato ad abbassare i costi delle prestazioni musicali ed invoglia a fare il “mecenate” il localaro qualsiasi che ha due metri quadri liberabili nel locale con una presa di corrente a poca distanza. Il pubblico c’è, e sa dove andare, perciò non paga 5 euro di tessera e due d’ingresso per sentire (spero) buona musica ma in un locale allestito malissimo, dall’acustica pessima, che non ha alcun rispetto per la serata e continua a servire ai tavoli bevute e consumazioni varie tra caciara di conti e resti e ordini urlati oltre ogni umana possibilità (dato che il primo tavolo è a un metro dallo pseudopalco, probabilmente con uno che ha una fame della madonna e se ne frega della musica tant’è che sta seduto di schiena)… Si può definire un musicista alla ricerca del pubblico chi si presta a simili situazioni? Chi ogni tre canzoni deve abbassare il volume, poi deve fare gli auguri a tizio e caio dal “palco” e dedicare una canzone che fa fico, poi deve far spostare tre macchine dal parcheggio?

Il proliferare di liveclub illusori fa peggiorare il lavoro anche di quelli che invece hanno sempre fatto (o nascono per fare) un buon lavoro, cercando realmente di dare un servizio culturale oltre che di mera somministrazione, ma al tempo stesso le serate a ingresso gratuito “perché sennò la gente non consuma” hanno abituato i musicisti a suonare gratis con l’inganno della visibilità ed il pubblico a non dover pagare per vedere un’esibizione musicale e quindi a conferirle meno rispetto, tant’è che al cinema per vedere un dvd paghi minimo 5 euro e ti giri a fare shhhhhhhhh se uno ha la tosse, a teatro neanche te lo dico, e durante un concerto ti fumi cento sigarette e stai più tempo a chiacchierare che ad ascoltare.

Il succo è: non sarà che questa smania di suonare più spesso possibile ci ha rovinato? Non sarebbe meglio suonare solo nelle occasioni giuste a seconda di ciò che si propone? Non è meglio suonare per 5 persone che non ci conoscono ed alla fine vendere un cd piuttosto che portare tutte le famiglie dei componenti della band a cena, organizzare con gli amici e i colleghi e ogni volta farci sentire sempre dalle stesse persone (magari pure 200), giustamente stufe alle quali poco e niente si può ormai chiedere in termine di attenzione? Non è meglio suonare 5 brani ed invogliare la gente a seguirci ancora e sentire gli altri piuttosto che suonare due ore di seguito che se non si ha il repertorio di De Gregori è complicato catalizzare gli sguardi? Questo per dire che chi fa musica e cerca i canali adatti alla sua diffusione alla fine trova situazioni gradevoli e dignitose, certo, suonerà poco, ma che c’è di male? Chi vuole fare la rockstar continuerà a lamentarsi per chi non capisce il valore di ciò che presenta e chi vuole fare animazione turistica prima che musica invece continuerà a trovare terreno fertile tra brusii, forchettate e brindisi vari, interrotti di tanto in tanto dalla Fiesta bianca targata AF che non fa uscire il pusher per il giro di ricognizione.

panoramica finale


Musicisti e localari, la pace impossibile

Live Music!Come mio solito cerco l’intrusione per dare il mio inutile punto di vista sull’annosa questione del quanta gente mi porti e quanti soldi mi dai e abbassate i volumi e quante consumazioni ho:

Doverosa premessa: sono un musicista, non me ne abbiate!

Spesso i locali, volendo dare per certa la buonafede, non organizzano serate o le organizzano male perché: la SIAE ha un costo elevato, i musicisti chiedono cachet (giustamente), i clienti NON sono disposti a pagare un ingresso anche minimo (mentre al cinema o a teatro si fanno spellare con molta tranquillità). Continua a leggere


SIAE: effetti della non obbligatorietà della compilazione del programma musicale.

V per SIAE

[ Piccolissimo riassunto delle puntate precedenti: secondo le voci più autorevoli in materia di diritto d’autore l’articolo 51 del regolamento di attuazione della legge sul diritto d’autore (che obbliga TUTTI alla compilazione del programma musicale in caso di pubbliche esibizioni) sarebbe abrogato almeno implicitamente per via dell’abrogazione esplicita dell’articolo a cui fa riferimento, ossia il 175 della legge 633 del 1941 (diritto demaniale, abrogato in blocco nel 1996). ]

Chi è poco addentro a certe questioni si chiederà cosa possa cambiare tra l’obbligatorietà o meno della compilazione del programma musicale (c.d. borderò), soprattutto alla luce delle dichiarazioni della SIAE che vanta la restituzione della cifra versata a titolo di cauzione al momento della richiesta del permesso per l’esibizione, in caso ovviamente che essa preveda solamente repertorio non tutelato dalla SIAE. Rispondo da musicista non iscritto, che ha vissuto e vive sulla sua pelle gli effetti dell’esistenza in vita secondo la SIAE di questo famoso articolo. Continua a leggere


**CUPIDO HA SBAGLIATO MIRA** – La MaLaStraDa

Cupido ha sbagliato mira, colpa del vino della sera prima,
la testa gira e non sapendo che fare ha continuato a tirare.
Cupido ne ha scagliata una forte, che a momenti gli spaccava il cuore,
e quando è uscita dall’altra parte ne ha colpiti due in fila.

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