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Morire ai tempi di Facebook

R.I.P.

R.I.P.

Una volta che sei nato potrai scommettere su poche cose. Avrai molti soldi? Farai un lavoro che ti piace? Riuscirai negli studi? Avrai figli? Nulla è dato per scontato, mentre potrai giurare tranquillo sul fatto che morirai, non sai quando non sai come e non sai perché, ma morirai, aivoglia a grattarti le palle. Morirai anche se hai facebook, e rimarrai lì immobilizzato nell’ultimo istante, paralizzato dal dolore dei tuoi cari, come una carta d’identità digitale che invece di certificare la tua venuta al mondo garantisce per la data della tua dipartita, a firma di centinaia di messaggi d’addio, periodici racconti di mesi senza te, anni senza te, compleanni senza te, partite vinte dalla tua squadra del cuore senza te, concerti del tuo artista preferito senza te.

Tutti avranno l’illusione che tu sia presente, cosciente, tangibile, verranno a raccontarti le intimità della tua assenza affidandosi ad un’immutabile immagine del profilo che tutto sommato a volte, occasionalmente sembra cambiare un minimo espressione, quasi compiacente di tanta memoria.

Nulla cambia l’essenza del vuoto che lasci, ma nessuno probabilmente ti rimuoverà dagli amici di facebook, come per non farti uno screzio, pensando che quel gesto sia equivalente ad affidarti alla lenta perdita della memoria, all’oblio del tempo. Nulla è più lontano dalla verità, ma così accade che ognuno di noi coltiva tra i contatti un piccolo cimitero, dove condurre visite con omaggi di fiori a forma di notifica.

Non so se è giusto, ma la testimonianza di un sentimento ritengo possa solo far bene, sia pure all’egoismo di chi resta ed ai suoi testimoni oculari, che se l’egoismo è un reato possono sempre far comodo.

Ai “miei” morti.


Battaglione Qwerty!

Tastiera QwertyIl battaglione Qwerty è la nuova avanguardia della guerra e della pace, è l’inversione di tendenza e la tendenza stessa, senza alcuna contraddizione. Il battaglione Qwerty mentre una minima quantità della popolazione mondiale è indaffarata su campi di battaglia si preoccupa di discutere le sorti della totalità delle battaglie dall’alto di una tastiera, moralizzando, dando indicazioni di massima ed al tempo stesso specifiche su tutti i fronti, dall’alimentazione ai comportamenti morali, dallo sport alle vacanze, dai conflitti alle cause dei disastri, dalla vita alla morte. Il battaglione Qwerty non perde mai, vira al limite alla ritirata consapevole prendendosi nel silenzio la vittoria, potendo bloccare, bannare, spammare. Il battaglione Qwerty è il vecchio affacciato da una transenna sui lavori in corso, è l’architetto che controlla il muratore, sei tu, sono io. Il battaglione Qwerty è l’eterno vincitore senza perdite sul campo.

Il battaglione Qwerty è quel plotone di spettatori al quale fanno credere di essere parte del gioco.


Diffondete il verbo, ma metteteci la H.

copertina diffondete il verboI social danno garanzia di una licenza poetica al ribasso, come è doveroso in tempi di crisi. Sembra oggi sia fonte d’orgoglio liberarsi da basilari regole grammaticali ed ortografiche al fine di dimostrare una provenienza umile e proletaria. Il fatto che i significati tuttavia si intuiscano non dovrebbe rappresentare un vanto, e per di più, non bastassero gli errori, è proprio il significato molto spesso a sbalordire per pochezza. Diciamo però che scrivere “cio fame” all’ora di pranzo su facebook può essere un errore perdonabile, viste le poche pretese della conversazione, molto peggio è quando l’inciampo più subdolo delle H che scompaiono, degli apostrofi ed accenti che s’involano capita nel bel mezzo di dissertazioni cultural-filosofiche, ed è lì che ci raggiunge la sorpresa come una coltellata, un fulmine a ciel sereno, proprio mentre elaboravamo la stima verso una persona siamo colti d’improvviso dal rifiuto di qualsiasi sua comunicazione, per una H, una mutissima H. Lì l’istinto di abbandonare la lettura senza esimersi dal lasciare una bestemmia di commiato è difficile da dominare, allora io come suppletivo ho escogitato questa immagine che con un semplice copia e incolla può essere posizionata nei commenti delle elucubrazioni senza ledere la suscettibilità di nessuno, e chi voglia farne uso è il benvenuto.

E l’omo campa.


…e le televisioni non ne parlano!

Le Iene - Enrico BrignanoLa più brutta moda che ha lanciato facebook è finire i post di denuncia con “…e le televisioni non ne parlano!”

Il “nessuno vi dirà quello che sta accadendo qui o lì, condividi, il mondo deve sapere”, roba che pare voler dare una lavata alle coscienze quando l’esito massimo che ha è mandare in giro da cinque anni lo stesso video di Brignano sui politici con la scusa del domani lo censurano (video timbrato Italia 1, cristiddio, non rainews, BBC, skytg24, CNN, ma ITALIA 1!!!).

Io mi chiedo, frequentatore medio di facebook residente a Carchitti, come hai fatto tu a venire a conoscenza di alcuni segreti così rilevanti? Tu sei il custode dell’informazione mondiale, sai per certo cosa sta accadendo a Gaza, in Ucraina, al Vaticano, sei il custode degli scempi del mondo, certo, a volte ti confondi e abbocchi alle fregnacce delle leggi sugli zingari che sono liberi di rubare fino a cento euro perché fa parte della loro cultura, dei clandestini che prendono 1.500 euro al mese, di Paolo Villaggio che muore sei volte… ma cosa saranno mai questi piccoli errori rispetto al bene che fai al mondo?

Utente medio di facebook, tu che non sei capace di aprire un’altra scheda google prima di postare link a caso che dimostrino la tua sensibilità verso alcune cause, la tua intolleranza giustificata, cosa vuoi dimostrare? Che sei il nuovo esponente massimo del giornalismo d’inchiesta da poltrona ma il sistema economico mondiale ti rema contro?

Zuckerberg ha creato facebook per saziare alcune mitomanie, tra cui la mia, non per risolvere dal basso i problemi del mondo, né per far smettere le guerre con le foto di un bambino morto, ma tu continua la tua opera, informaci! Però mi raccomando, ricorda, prima copia e incolla la notizia in un’altra scheda di google altrimenti qualcuno finirà per dire: facebook è pieno di coglioni, e le televisioni non ne parlano! Continua a leggere


Scambiamoci un like di pace.

Facebook likeLa tua pagina si occupa di subacquea, di vela, di snowboard, di caccia al crotalo, di pizzo sangallo, di boomerang, di sesso con premi nobel. Da paura. Ma ti giuro, col mio like non ci fai niente, perdi tempo tu a scongiurarlo e io con le tue notifiche. Il tuo messaggio privato con la richiesta di contraccambiare il tuo like alle mie pagine ha un sapore retrò che mi riporta alle elementari, dove tutto era istinto e poco logica. Il dilemma sempre in voga tra quantità e qualità ci rende in questo momento nemici. Fai ‘na cosa, levame il tuo, di like, perché alla luce dei fatti io e te… Ma che cazzo se dovemo dì.


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