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*Musica Equa & Solidale 2013* – Line Up/Programma

Musica Equa & Solidale @ MiraLagoIl 22 Dicembre 2013 si terrà presso l’Hotel Miralago di via dei Cappuccini 12 ad Albano Laziale (Rm) la seconda edizione di Musica Equa & Solidale, sempre organizzata da L’Urlo – Libera Associazione di Liberi Musicisti, con lo scopo di creare un’occasione per poter regalare e regalarsi musica e cultura indipendente per queste feste natalizie, dando la possibilità di esporre GRATUITAMENTE i propri lavori discografici o editoriali agli autori che si proporranno. La kermesse partirà dal pomeriggio con l’apertura delle esposizioni alle 17.00 ed una serie di esibizioni musicali che inizieranno invece alle 18.00.

Si esibiranno (in ordine sparso): STEFANO PAVAN, BICCHIERE MEZZO PIENO, SIMONE PRESCIUTTI, DISTILLASTORIE, I DOTTORI, GIULIA BRIZIARELLI, MADKIN, LA SFERA, 3CHEVEDONOILRE, ALMANOIR, GIANCANE, ROSSOMALPELO!!!

INGRESSO RIGOROSAMENTE GRATUITO E NESSUN OBBLIGO DI CONSUMAZIONE!

MUSICA EQUA & SOLIDALE 2013 - LocandinaL’Hotel/ristorante offrirà su prenotazione a coloro che vorranno seguire tutto l’evento una CENA a buffet al costo di € 10,00 con il seguente menù: Penne pomodoro menta e pecorino, Cous Cous di verdure, Trancetti di focaccia farciti, Verdure pastellate, Cubotti di frittata assortiti, Bocconcini di melanzane, un calice di vino o una bibita analcolica. Inoltre sarà disponibile durante tutto lo svolgimento dell’evento il servizio bar ai normali prezzi di listino con servizio al banco e al tavolo. Per la cena è necessaria la prenotazione al numero 06/9321018!

C’è la possibilità con una piccola quota di partecipazione per le attività commerciali che ne avessero intenzione di sponsorizzare l’evento ed avere la possibilità di avere visibilità o uno spazio all’interno dello stesso. L’offerta base per le sponsorizzazioni è di € 20,00. Per info a riguardo, nonché sull’organizzazione, le band, le collaborazioni potete rivolgervi ai numeri 3492122416 (Andrea) e 3282937642 (Valerio).

I NOSTRI SPONSOR:

https://www.facebook.com/degni.dinota/media_set?set=a.10200937975881738.1536034683&type=3


La SIAE ha risposto! (Parola più parola meno…)

V per SIAEAmici tutti che state seguendo la vicenda, anche oggi ho qualcosa da raccontare:

All’apertura della mia mail di libero trovo la sorpresa: un messaggio di posta con destinatario SIAE SAM Urp!

Nel messaggio dopo i saluti ed una correzione gradita ad una mia erronea interpretazione di una liberatoria mi scrivono che:

“…Di fatto, l’organizzatore di un evento che coinvolga, a qualunque titolo, anche opere musicali, deve rivolgersi all’Ufficio SIAE competente per il territorio (Sede, Filiale, Agenzia) per ottenere il Permesso Spettacoli e intrattenimenti e corrispondere i debiti compensi per diritto d’autore…”

Ovviamente io non ci tengo a fare figuracce o a fare il sapientone o a mettermi contro qualcuno, figuriamoci un ente pubblico, per giunta collegato con l’agenzia delle entrate (con la quale confesso di avere qualche debituccio, ma roba poca, giuro!) PERO’ mi pare che in questa frase molto esplicativa manchi UNA PAROLA alla quale la legge invece fa riferimento, nonché diversi regolamenti comunali che regolano appunto l’organizzazione di eventi musicali. La mancanza di UNA PAROLA potrebbe sembrare cosa di poco peso, eppure in questo caso stravolge completamente il senso della discussione. Lungi da me pensare che questa parola sia stata omessa con dolo, può capitare a tutti di omettere una parola, una distrazione, l’abitudine a scrivere frasi dello stesso tipo, chessò… Insomma, la parola magica che manca all’appello è: PROTETTE!!!

Ma non trascriverò qui né la parte della legge 633 del 1941 che ne parla, né i regolamenti trovati sul sito del comune di Torino, Milano, sul sito dell’Associazione Nazionale Alpini o altro, ancor meno è mia intenzione dar voce a chi per partito preso è avversario della SIAE,  per esempio legali che si occupano di Creative Commons o licenze simili, perché potrebbero essere faziosi, ovviamente, perciò linko solo una pagina molto chiara sull’argomento del SITO UFFICIALE DELLA SIAE, e con questo per oggi sono MOLTO MOLTO MOLTO SODDISFATTO. Ovviamente ho risposto alla loro e-mail e sono ancora in attesa… Avremo qualcosa da dirci anche domani! Cari saluti a tutti!

http://www.siae.it/UtilizzaOpere.asp?link_page=Utilizzatori_Main.htm


SIAE mon amour!

V per SIAEProsegue la serie * SIAE MON AMOUR *

Oggi telefono alla sede Nazionale di via della Letteratura, 30, a Roma:

“Salve, sono Andrea Caovini, autore non iscritto alla SIAE, necessiterei di alcuni chiarimenti sulla normativa che mi riguarda, obblighi ecc… Vorrei sapere per quale norma io sarei obbligato a dichiarare ai vostri uffici le mie esibizioni nonostante non vi abbia delegato i miei diritti.”

“Lei è obbligato a dichiarare l’evento ed a compilare il programma musicale…”

“Può dirmi l’articolo della legge che lo impone?”

“Io penso che lei è obbligato…”

“Ma lei pensa o è una legge?”

“No, secondo meeeeeeeeeee… ma lei canzoni degli altri non ne fa proprio?”

Mi passa l’ufficio ispettorato, coordinamento ispettivo, ripeto al secondo “tecnico” la domanda.

“Lei non è obbligato, ma il locale sì.”

“Può darmi i riferimenti dell’articolo?”

“Beh, mi pare normale che il locale sia obbligato…”

“Ecco, allora mi dica secondo quale “norma” della legge del 1941 sul diritto d’autore o successive modifiche un locale che organizza un evento non tutelato dalla SIAE non debba solo rispettare le ordinanze comunali in materia, ma debba anche necessariamente comunicarvelo e compilare un programma, e non sto dicendo che non deve farlo, le sto chiedendo l’articolo che conferma questa sua supposizione.”

“Guardi, non lo so, le conviene scrivere a…”

“Ma dalla sede centrale di via della Letteratura mi hanno passato voi a via Po’ dicendomi che eravate i preposti a queste informazioni!”

“Sì, però poi a livello locale le cose possono essere diverse…”
“Allora mi dica qual’è l’articolo che conferma la sua supposizione almeno a via Po’…”

INSOMMA, NESSUNO MI HA RISPOSTO, E DALLA MAIL HO RICEVUTO PRONTAMENTE UNA RISPOSTA AUTOMATICA CHE DICHIARAVA LA LORO CASELLA PIENA, CHIEDENDO DI RIPROVARE IN SEGUITO. CI VEDIAMO DOMANI, PER CHI E’ INTERESSATO A CONOSCERE LE EVOLUZIONI DELLA STORIA!


“Nomen Omen – Ovvero l’essere Romani e la propensione naturale alla creatività onomastica”

Tomas Milian - Nico Giraldi - Er Monnezza

Tomas Milian – Nico Giraldi – Er Monnezza

Premessa: Ti chiami Manganelli e sei il capo della polizia, ecco, questo è Nomen Omen in parole povere. Un ritrovato su cui Walt Disney ha fondato le basi del suo successo (nonostante non sia mai arrivato a concepire la genialità di un nome come Manganelli per il capo della polizia).

Fatto: Qualche giorno fa posto uno stato di facebook sulla faccenda IMU e Berlusconi, un amico mi commenta, ma con l’intento di chiedermi altro, e si collega al post semplicemente modificando il mio nome in IMU, una frase tipo: Senti IMU, ma ieri eri al cinema X?

Riflessioni: Il romano ti battezza ogni volta che ti vede, al di là del tuo nome e del tuo soprannome saprà in ogni distinta occasione come chiamarti, nel modo più appropriato ed inerente, per riportarti ad una dimensione più normale e pratica, soprattutto se sei uomo o se lui è uomo, molto spesso tra due uomini quindi, perché tra due donne è molto più difficile avere tale pittoresca propensione, pure se le possibilità non sono mai poche. A volte lo fa semplicemente per entrare in una discussione che non gli interessa affatto, col fine di dimostrare che ha capito di essere fuori tema, ma lui vuole arrivare ad altro. A volte perché vuole farti notare che sei ripetitivo nei termini che usi, o che sei smielato, o che sei prevedibile. A volte per mettere in chiaro che stai esagerando, che sei logorroico, semplicemente che stai sbagliando qualcosa.

Qualche esempio: Magari tu sei su un’autobus, in piedi al centro del corridoio, parlando con una ragazza seduta con l’intento di far bella figura, dici di essere stato al museo d’Orsay ed essere rimasto molto colpito dall’autoritratto di Van Gogh. Uno da dietro sicuramente ti dirà “Senti, a Van Gogh, che me fai passà che devo scenne?”. O magari sei in un bar col corriere dello sport davanti, semplicemente a leggere un articolo sulla Roma, in primissimo piano una foto di Totti, sentirai probabilmente dire “A capita’ che quand’hai letto me lo passi?”. Sei in farmacia, acquisti e fai per uscire, puoi sentirti chiamare “Tachipirina, te sei scordato la tessera sanitaria!”.

Il romano ti trova una serie innumerevole di nomi occasionali personalizzatissimi, a volte di singole parole inerenti un tuo qualsiasi atteggiamento, a volte lunghi come frasi complesse, a ripetizione del tuo ultimo concetto per non lasciare nessuna possibilità ad una tua incomprensione. Una volta in un pub ho sentito chiamare la cameriera con questo nome, mentre era intenta a parlare con una collega: Scusa, SOSTATAPROPRIOBENEIERISERA, che quando sei libera me la fai ‘na bbira?

A volte questo atteggiamento sembra pura invadenza, chi lo subisce si sente leso della privacy, spiato per certi versi, poi non può che riflettere e farsene una colpa, capendo che questo gesto è un semplice redarguimento per far capire all’interessato/a che mentre pensa di avere un atteggiamento privato ne sta avendo invece uno pubblico, e non può far altro, alla fine, che ringraziare il creativo dell’onomastica per aver evitato che la cosa degenerasse. Il romano quando ti chiama con un nome che non è il tuo vuole spesso semplicemente dirti “a ni’ a me non me va de famme i cazzi tua quindi o la pianti, o parli più piano, o aspetti che me ne vado”.

Insomma il romano con questo semplice gesto di affibbiarti nomi ha la capacità di buttarti a piedi pari nella realtà, dici tre volte cioè in un discorso, da lì almeno a fine conversazione tu sarai Cioè, e vedrai che la prossima volta ci starai ben attento alle parole che usi. Ciò che consiglio a chi volesse togliersi qualsiasi vizio grammaticale è di parlare a lungo con un romano, vi chiamerà, e saprete dove avete sbagliato.


Parlare di niente.

No-ThingMi piacciono gli scritti brevi, poche righe immediate e chiare, mi piacciono i contenuti palesi, le immagini nitide, mi piace la leggerezza, la possibilità di comunicare anche il niente. Quattro parole in croce, possibilmente senza croce, tipo queste.


Non cercarmi negli angoli della tua vita, non ne ha.

Simbolo dell’infinito, senza angoli in effetti…

“Scivoliamo negli angoli, tutti, rimanendo comunque presenti in una parola che può farci ricordare a chi ci è passato accanto in un modo importante. Dici “scuola elementare” e pensi al tuo compagno di banco, il tuo primo vero amico, lo sposti per un attimo verso il centro, ne parli, ti fai due risate, ti riprometti di cercarlo domani. Poi via, cambi discorso, e lui scivola. Dici “primo bacio” e pensi a lei, chissà che fine ha fatto e quanti figli ha, ti salvi solo ‘ché non ti viene in mente di cercarla domani, così scivola meglio. Dici “viaggio” e caschi nella città più bella che hai visitato e la sposti al centro, la racconti come se fosse il posto che conosci meglio al mondo, poi ti ricordi con chi l’hai visitata e la città scivola e “lei” ne prende il posto. Alla fine non ti penti neanche troppo che siano abbastanza lontane tutt’e due così da poterti continuare a sembrare entrambe estremamente belle senza viverne le conseguenze. Continua a leggere


“305 amici hanno scritto sul diario di Andrea per il suo compleanno.”

Il social-ritorno alla vita dopo una tre giorni di festeggiamento prevede la piacevole incombenza del ringraziamento a suon di mi piace e la ricerca della parola giusta a chi giusta l’ha piazzata, differenziando il suo augurio e caratterizzandolo con una frase o un elemento di vita personale, rendendolo unico e riconoscibile. Superando in stile e vicinanza quello statico del salone di bellezza (che non sono solito frequentare) comunque gradito se pensato in funzione di tempo dedicato in ogni caso a me.

Ci sarebbe quindi da focalizzarvi tutti in relazione a quanto detto sopra e ricambiare la vostra bellezza in modo adeguato e proporzionale, ma v’ha detto estremamente bene: non mi va. Quindi uso questo messaggio plurale e cumulativo per un ringraziamento a largo raggio facendo tesoro della saggezza popolare che sempre ha aiutato la ricerca di soluzioni adeguate alla mia ormai trentacinquenne vita e vi saluto tutti con un “passato il santo, finita la festa”. Baci vari ed eventuali.

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