Le Luci Della Centrale Elettrica: Stelle Marine – recensione

Di Vasco Brondi ci sono cose che si possono prendere in giro, non per ultima quella dizione/cadenza che ricorda lontanamente una prima gattonissima Valeria Marini, qualche etto di ritocchi fa. Così a questa canzone mi ero avvicinato con quel leggero ghigno per scriverne male, cercando di non capirla quasi perché facesse più fico che farlo, così l’arpeggio iniziale non  mi risultava starci dentro con la melodia vocale, ancor peggio all’ingresso delle percussioni tribali. Andando avanti di poco nell’ascolto però tutto ha preso un andamento molto “quadrato” e definito di cose diverse che viaggiano insieme con lo stesso passo. Una migrazione musicale di suoni normalmente impensabili da avvicinare che si stanno di fianco mantenendo la stessa andatura con naturalezza, come in fila allo sbarco di una nave che ha raccolto gente da tutto il mondo. “L’acqua si impara dalla sete”, giusto, “la terra dagli oceani attraversati”, cazzo se è vero, “la pace dai racconti di battaglia”… Al ritornello mi sono convinto di stare ascoltando una gran bella canzone, che rimane in testa il giusto per far riflettere, attuale, ma di quell’attualità trattata con poesia, pure che se piangi non ti si arrugginisce niente. E quando ho visto quella festa colorata di danze tribali fuori la stazione e c’era quel bambino appena nato ho notato le sue mani e mi sono commosso.

Non credo che riuscirò più a vedere una stella marina senza pensare a quelle mani.

Bella.

 

(P.S. Sì, lo so che il testo è tratto da una poesia di Emily Dickinson, ma tu ce l’hai messa in una canzone?)

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The Castaway: Blank Pages – recensione

The Castaway, pseudonimo artistico di Luca Frugoni, giovane nostrana speranza approdata al cantautorato folk da una strada che ha attraversato anche il Metal e del quale si porta dietro molta della grinta che lo caratterizza. Voce strepitosa alla quale questa prima registrazione fa giustizia solo in parte, probabilmente per stabilire un compromesso con l’internazionalità che il genere e la lingua inglese richiedono, con l’uso di effetti secondo me “penalizzanti” rispetto all’originale (andatevi a sentire qualcosa chitarra e voce e mi capirete). Comunque prodotto a mio avviso rispettabilissimo, ben fatto ed arrangiato, dall’ingresso dell’elettrica stoppata che rimette in riga gli arpeggi e i pizzichi agli interventi di archi tirati, semplici ma perfetti per ristabilire la calma e poter ricominciare a dialogare con l’ascoltatore. insomma, ottima prima prova se l’intento è quello di usarla come trampolino di lancio per un lavoro su un disco che suoni più “vero” nell’uso delle voci. Del video che dire, ben fatto, buona qualità di immagini, il livello onirico e reale sembrano rincorrersi in un montaggio abbastanza credibile. Certo, in questo momento storico inizia ad essere un po’ abusato questo naturalismo di boschi, laghi, tramonti e flanella, ma magari sono io che di video ne vedo troppi. A discolpa c’è da dire che in quanto a flanella Luca Frugoni aka The Castaway ne abusa pure nella vita!

Aspetto news con fiducia e speranza, e perché no, anche con un po’ di orgoglio tutto “castellano”.

Bella.


Brunori Sas: La verità – recensione

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fonte http://www.soundsblog.it – Brunori

“Te ne sei accorto sì,
che parti per scalare le montagne
e poi ti fermi al primo ristorante
e non ci pensi più.”

Una canzone che ha tutta l’aria di poter diventare un pezzo di storia nel panorama molliccio di questa musica degli anni dieci. Questa sola prima frase vale più di tanti album “regalati” a questo 2017. E in altri momenti Brunori non mi è piaciuto, chiedetelo a chi vi pare, pure a Kurt Cobain.

Bella.


Pop_X – recensione

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Frame dal video di Cattolica

Pop_X pare si legga popper, che è una droga, ma niente di che, un vasodilatatore che dura 3 secondi dalla sniffata alla fine dell’effetto, o stai a pipparlo di continuo oppure conviene che sperimenti altre droghe. Ecco, io Pop_X credo che abbia (o abbiano) sperimentato decisamente altre droghe: sicuramente ketamina, emmeddì, acidi in quantità importanti da quello che è il risultato del suo (loro) lavoro.

E’ una musica che non capisco, con testi che non capisco ed immagini che non capisco. Ci ho provato, e mi sono andato a sentire e leggere pure più di qualche intervista per vedere se cambiasse qualcosa nella mia comprensione. Niente. Forse non è un progetto digeribile alla soglia dei quaranta anni, ma mentre dover riconoscere a se stessi che si sta invecchiando in altri frangenti mi ha dato non poco fastidio stavolta devo dire che tuttavia mi sento fortunato.

Bella.

 

( Il progetto: https://andreacaovini.wordpress.com/2017/02/03/recensioni-di-uno-stronzo-qualunque/ )


Thegiornalisti – recensione

thegiornalisti

E’ evidente che l’Italia ha bisogno di canzoni d’amore andato a male, malinconico e malconcio come i quartieri popolari dei litorali dove è più facile morire che fare altro. E’ evidente che l’Italia ha bisogno di un tuffo negli anni ottanta come se quello di buono fatto dagli Stadio con Dalla o da un ispirato Vasco innamorato non fosse mai esistito.

Io, per fortuna, no.

Bella.

(foto carpita da un articolo di Repubblica di cui purtroppo non ho trovato traccia dell’autore)

 

( Il progetto: https://andreacaovini.wordpress.com/2017/02/03/recensioni-di-uno-stronzo-qualunque/ )


Bello Figo – recensione

bello-figo

La rivalsa nera messa in atto da un moderno Steve Urkel sfigatello, sicuramente provocatore, ma al quale è stato incollato il ruolo di simbolo della libertà di espressione. Di lui sappiamo che non paga affitto, mangia pasta col tonno, scopa tutte le nostre fighe e si sente Francesco Totti. Ah, e si dice di lui che faccia musica. La prima recensione di uno stronzo qualunque è semplice e concisa: quale musica??

Bella.

 

( Il progetto: https://andreacaovini.wordpress.com/2017/02/03/recensioni-di-uno-stronzo-qualunque/ )


Recensioni di uno stronzo qualunque.

bellaCari amici del blog, nasce oggi una nuova categoria di post su queste pagine, che è appunto “Recensioni di uno stronzo qualunque”. Una rubrica, chiamiamola così, che nasce dall’esigenza di dare un esempio di quanto l’elogio della quantità vada a derubricare la qualità a un lato insignificante del web. Mi spiego meglio…

Il web nel suo svilupparsi, moltiplicarsi ed invaderci ha creato una quantità enorme di nuove professionalità senza alcun professionismo, prendo ad esempio il settore musica, che è quello di mia “competenza”: grazie al web, ai siti internet pressoché gratuiti, ai blog eccetera oggi sono tutti giornalisti, recensori, direttori di webzine, non meno speaker radiofonici, promoter, organizzatori di eventi, talent scout, fotografi da accredito e via discorrendo. Ora il problema è che chi si è inventato giornalista senza nemmeno un corso regionale di un’ora e scrive per la webzine X da tre visite al giorno comunque per dare l’immagine più professionale possibile si comporta come se fosse il fondatore di Rolling Stones, non risponde alle mail, non parla con gli artisti ma solo con gli uffici stampa (altra bellissima categoria di improvvisati del nuovo millennio), insomma avere una recensione, nonostante le facciano tutti è diventato ancora più difficile di 20 anni fa! Perché nel gran nome della “visualizzazione” tutti sono costretti a dire che si occupano di musica Indie e poi vanno a fare presenzialismo a Sanremo o aspettano la dritta per arrivare al più fresco vincitore di Talent.

Allora da oggi ho deciso di entrare anch’io in questo mondo (dopo centinaia di non risposte non ricevute dall’altra parte della barricata), ma di entrarci con onestà e lealtà, cosa che spero mi contraddistingua ancora, entrandoci col piede giusto, senza voler imbrogliare nessuno, dichiarandomi per quello che sono: UNO STRONZO QUALUNQUE.

Sceglierò di tanto in tanto brani, artisti, video, dischi, ep, concerti, ed esprimerò la mia spassionata impressione, che vale quanto la vostra e la “loro”, né più né meno, ed ha le stesse piccole pretese, solo che “loro sono loro” ed io non sono un cazzo, quindi nessuno si offenda e nessuno esulti.

Saremo qui, tutti insieme a scambiarci opinioni superflue nell’attesa che torni di moda il professionismo!

Bella.


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