Allerta Meteo!!!

allerta meteoQuello che vi manca è la memoria.

Quando ero piccolo io non c’erano i selfie, ma faceva certi sgrulloni niente male lo stesso. Certo, per fare i video bisognava far parte di un ceto sociale non comune, averci una telecamera da sette chili, filmare gli scrosci su un cassettone che si sarebbe strappato alla terza visione e via discorrendo. Eppure mi ricordo come fosse ora le volte che dalla Collodi a casa la canoa avrebbe aiutato. Mi ricordo di una volta che ero alla stazione di Albano con l’acqua alle ginocchia ad aspettare mio padre che tornava dal lavoro perché era partito senza ombrello (poi alla fine i colleghi clementi l’hanno riaccompagnato a casa invece che alla stazione così l’unico della famiglia a fracicarsi come un pulcino nonostante i due ombrelli sono stato io). Ricordo quando, forse 15 o 20 anni fa, per l’acqua che fece i vestiti di “Selvaggia” andarono a spasso da soli per il corso, scesero per vicolo del macello e resistettero solo al muro di cinta dell’orto botanico della cooperativa, ricordo quando si aprì una voragine davanti all’enoteca di villa Ferraioli che ci sarebbe entrato un ducato tetto alto senza problemi. Ricordo quando in pieno inverno per prendere meno acqua decisi di accettare un passaggio in vespa da Iacenda, destinazione ITC, e dalle buche di via Silvestri di Genzano al nostro passaggio l’acqua ti saliva dall’orlo dei pantaloni alle mutande, rendendo inutile quella che cadeva dal cielo.
Nessuno lamentava scuole chiuse (una grazia ricevuta solo per la nevicata dei primi anni ottanta, l’unica settimana bianca della mia vita passata sulla rampetta che da Sant’Ambrogio conduce al forno di Maria) e di allerta meteo non si era mai sentito parlare.

Certo, qualcosa di diverso c’è oggi, c’è eccome, qualcosa che complica le cose e rende l’acqua un disastro. C’è che cittadine che contavano trent’anni fa non più di 15.000 abitanti oggi ne fanno 40.000 senza che sia stata aggiornata la rete fognaria, funzionano ancora con acquedotti di duemila anni fa e le tubature scoppiano a causa della pressione che serve a garantire un servizio decente al triplo delle persone per cui erano state ideate (nonostante siano triplicati pure quelli che pagano le bollette…). C’è che una volta c’erano i garage e oggi ci sono le sale hobby, c’è che una volta c’erano le cantine ed oggi ci sono i loft seminterrati. Oggi sotto terra la gente ci abita, chi per fame e per necessità e chi per vezzo, e l’acqua che anni fa avrebbe inzuppato senza conseguenze le ruote a qualche macchina o qualche bottiglia lasciata ad invecchiare oggi allaga case e distrugge vite e i loro accumuli. C’è che i piani regolatori e le sanatorie tra mazzette e sacrifici hanno creato paesi invivibili dandogli il permesso di chiamarsi città con investimenti sulle infrastrutture pari a zero e buche continuate ad attappare da operai stanchi che lanciano con una pala d’ordinanza un po’ di catrame da un Turbodaily anni novanta, come a buttare monetine nella fontana di Trevi sapendo che non serve a nulla ma sperando nel miracolo.

Però voi chiamatela allerta meteo.

Bella.

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