Diffondete il verbo, ma metteteci la H.

copertina diffondete il verboI social danno garanzia di una licenza poetica al ribasso, come è doveroso in tempi di crisi. Sembra oggi sia fonte d’orgoglio liberarsi da basilari regole grammaticali ed ortografiche al fine di dimostrare una provenienza umile e proletaria. Il fatto che i significati tuttavia si intuiscano non dovrebbe rappresentare un vanto, e per di più, non bastassero gli errori, è proprio il significato molto spesso a sbalordire per pochezza. Diciamo però che scrivere “cio fame” all’ora di pranzo su facebook può essere un errore perdonabile, viste le poche pretese della conversazione, molto peggio è quando l’inciampo più subdolo delle H che scompaiono, degli apostrofi ed accenti che s’involano capita nel bel mezzo di dissertazioni cultural-filosofiche, ed è lì che ci raggiunge la sorpresa come una coltellata, un fulmine a ciel sereno, proprio mentre elaboravamo la stima verso una persona siamo colti d’improvviso dal rifiuto di qualsiasi sua comunicazione, per una H, una mutissima H. Lì l’istinto di abbandonare la lettura senza esimersi dal lasciare una bestemmia di commiato è difficile da dominare, allora io come suppletivo ho escogitato questa immagine che con un semplice copia e incolla può essere posizionata nei commenti delle elucubrazioni senza ledere la suscettibilità di nessuno, e chi voglia farne uso è il benvenuto.

E l’omo campa.

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