#FATTIFORTEFANFULLA: Quando la forza non è sopravvivere, ma rinascere!

Appello del Forte FanfullaIl Fanfulla sta chiudendo, un luogo che in soli sette anni si è ricavato uno spazio da protagonista nella diffusione della cultura nella capitale. Non lo dico io, non lo dice Saro Poppy Lanucara (responsabile del Fanfulla e dirigente dell’Arci Roma) che potrebbe avere interesse a difendere il suo avamposto di libertà tra benefit ipotetici e chiacchiere da bar. Lo dicono i numeri! 20.000 associati, migliaia di concerti, presentazioni, esposizioni… Pare tutto ciò sia destinato a finire, ma a finire alla grande, e probabilmente a risorgere in qualche altro modo. E’ per capire ciò che nasce l’evento #FATTIFORTEFANFULLA che vedrà durante tutta questa settimana e fino a lunedì (dal 23 al 30 Giugno) una serie di eventi ed incontri presso la sede dell’associazione Arci in via Fanfulla Da Lodi volti sia ad assestare le finanze dell’associazione che tanto ha investito negli anni che a capire che strada intraprendere al fine di non veder scomparire una costruzione dalle fondamenta culturali così solide. Due chiacchiere con Poppy mi hanno dimostrato quanto alla base di questa settimana ci sia tutto tranne arrendevolezza, quanto invece una coscienza lucida ed una determinazione a guardare avanti, perché nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto ha l’obbligo di modificarsi per essere sempre più adatto al perseguimento degli scopi per cui è nato.

Prima delle nostre due piacevoli chiacchiere vi lascio il link del comunicato stampa del Forte Fanfulla in merito agli avvenimenti di questa settimana:   https://www.facebook.com/notes/saro-poppy-lanucara/fattifortefanfulla-comunicato-stampa/10152425437833762

Ed ora a noi:

A. – Cominciamo con la domanda più banale e nazional-popolare che mi viene in mente: Quanto costa fare cultura in Italia?

P. – Fare cultura in italia costa tanta passione, tanta fatica, economicamente non è sostenibile, in nessuna forma rappresentabile.

A. – Visti i numeri enormi di eventi organizzati (praticamente quotidiani) negli anni di attività, quindi la continuità, cosa nel frattempo è cambiato? è realmente colpa della crisi o più delle crescenti richieste amministrative e burocratiche?

P. – Le cose si son evolute rapidamente in questi sette anni, ci sono anche aspetti positivi, come i social network che aiutano a sdoganare senza i filtri dell’intelligenzia tante realtà tanti progetti, tanta creatività diffusa…

A. – Perché la cultura non diventa mai business?

P. – La cultura non può esser business “non può essere normale prendere dei soldi per cantare” canta Babalot nella sua canzone di protesta contro i cantautori. Ma sopratutto non può esser normale che la diffusione della cultura sia legata a fattori esterni che la veicolano e la rendono indiffondibile. Cosa c’entra il prezzo del petrolio con Il Fanfulla?

A. – Una soluzione attuabile quale potrebbe essere? Cultura a sbigliettamento? sostegno pubblico? come si può prescindere dalla necessità di costruire una rete commerciale intorno alla cultura, che va dall’affitto (ahimè) alle forniture…

P. – La soluzione sarebbe semplice, basterebbe applicare l’art 18 della costituzione alla lettera (I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale. Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.) senza appesantirlo da trafile burocratiche e dispersioni economiche che altro non fanno che rallentare il processo della socializzazione e della diffusione della cultura e del suo fermento.

A. – Purtroppo dietro l’organizzazione di un evento qualsiasi, anche esclusivamente culturale (senza somministrazioni o biglietti d’ingresso) ci sono di base dei costi, dalla benzina degli artisti (ecco che il Fanfulla c’entra anche col prezzo del petrolio) al piatto di pasta da offrirgli, agli investimenti che loro mettono nella loro arte che poi tecnicamente rivogliono indietro in forma di cachet (fermo restando che la presentazione di un libro o di un disco sono fondamentalmente questioni commerciali, riguardando la volontà di “vendere” il proprio prodotto) oltre al luogo dove ciò può avvenire che ha anch’esso i suoi costi… Questo crea una necessità per quanto minima di incasso…

P. – Parli della sostenibilità: punto fondamentale!

A. – Già, come si potrebbe ovviare? In altri stati le promozioni godono di sovvenzioni… Al succo: qual’è l’unico modo per riuscire a tenere in piedi un luogo come il Fanfulla dove nessuno vuole diventare ricco ma nemmeno cadere in disgrazia?

P. – Trovare la quadra è praticamente impossibile… gli operatori culturali, gli imprenditori sociali son costretti ad infilarsi la calza maglia e provare ad essere dei nuovi Robin Hood, dei partigiani culturali. Dove, con uno devi far uscire 3! In questi anni anche gli artisti, i booking, le agenzie di promozione, le etichette indipendenti, hanno dovuto rimodulare i loro costi ed i loro incassi, tutti coloro che son partecipi del processo di organizzazione hanno rimodulato i propri cachet, dal barista, al fonico fino agli artisti stessi.Gli unici che non hanno rimodulato sono gli enti nazionali che avrebbero il ruolo di tutela di tutte queste professionalità e di queste esperienze! I costi della burocrazia, i costi delle accise sulla guerra in Abissinia non possono rientrare nei costi di organizzazione di una presentazione di un libro o di un concerto di free jazz… La verità è che il fermento culturale da fastidio crea problemi viene ritenuto pericoloso.

A. – Non pensi che uno degli errori più importanti sia stato compiuto da coloro che in tempi floridi hanno ritenuto di mischiare la cultura con l’intrattenimento confondendone così tanto le differenze da mettere tutto alla stessa stregua? Il fermento culturale, nei canali classici oggi si muove sulle stesse strade delle cover band di Ligabue, e con le stesse logiche di mercato, non credi?

P. – Si. Lo penso. Ma è un processo che appunto regge solo nelle scartoffie burocratiche. La festa dell’unità del 1984, ed i concerti gratuiti nei quartieri di periferia non hanno niente a che vedere con l’entertainment dilagante privo di formazione sociale e spesso anche privo di veri contenuti culturali. La cultura non è intrattenimento. L’intrattenimento non sempre è cultura. La cultura motiva, alimenta la curiosità e le sinapsi sociali e professionali. L’intrattenimento fine a se stesso è sinonimo di annichilimento! Poi Roma l’ha inventato l’intrattenimento sociale che mira a tener buono il popolo…

A. – Per chiudere cosa succederà dopo questa settimana?

P. – Dopo questa settimana entreremo in stato vegetativo e sarà la volta di Fanfulla bianco. Uno sciopero bianco in cui aspetteremo di capire da dove ricominciare e come.

A. – Sarebbe realistico pensare ad una nuova forma di vita per la vostra associazione, perseguendo gli intenti per vie diverse? Magari diventando blog oppure organizzazione itinerante…

P. – La certezza è che l’esperienza del Fanfulla non potrà finire certo dentro 4 mura! Il Forte Fanfulla è stato, è e sarà propositivo e fermentatore attivo della cultura in ogni sua forma ed espressione! Non so ancora con quali sembianze, ma ricominceremo, e tutte le idee son consigli utili e praticabili, e soprattutto a schiarirci le idee e ad accogliere consigli, pareri e confronti servirà questa settimana!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: