Ho un amico che fa il musicista

foto di Cristian MancusoHo un amico che fa il musicista. Suona solo canzoni che compone lui, è contro le cover band perché ritiene che non ci sia creatività nella riproposizione dei repertori altrui, continua a sopportare a malapena solo quella dei peperoni. E’ iscritto alla SIAE, perché nell’attesa di diventare famoso ha paura che qualcuno copi i suoi capolavori, così come gli esce un’idea o una scorreggia la scrive su un pentagramma e la porta a via della Letteratura contento come una pasqua. L’iscrizione da quest’anno gli costa 160 euro circa, quasi il doppio degli anni passati ma poco importa se quello è il prezzo della tranquillità. Non fa molti concerti perché nella sua zona i live club sono quasi tutti chiusi, dicono per la crisi, prima dicevano che la colpa fosse di Sirchia e di quell’infamata di non far fumare più nei locale, poi hanno cominciato a dire che la colpa era della legge sulle patenti, troppo facili da buttar via per un goccio di troppo, ora per fortuna c’è la crisi e tutti stanno più tranquilli. Uno una volta disse che la colpa era pure della SIAE, ma non lo stette a sentire nessuno. Insomma suona poco, questo mio amico, così nell’attesa di tirar fuori il pezzo dell’estate sta rinchiuso in studio, che poi è la sua cameretta, e registra e riregistra versioni su versioni dei suoi capolavori inevasi. S’è comprato un computer con un bel programma fatto apposta per registrare tutto quello che gli passa per il cervello, dice che ci prende appunti, e su quel computer c’ha pagato la SIAE perché c’ha il lettore cd, il masterizzatore e le prese usb uno due tre quattro e cinque per essere pronto a trasformare i suoi appunti in wave, mp3 o quelcazzocheglipare per risentirsele ovunque e cercare di migliorare le sue canzoni, pensandoci sopra. Ha comprato un vagone di cd vergini per poterci mettere le sue composizioni, i suoi provini, le sue creature insomma, e su quei cd ci ha pagato la SIAE, così a furia di spender soldi s’è detto che era meglio un i-pod così cancella e riscrive tutte le volte che vuole e pazienza se non si può più sentire i suoi provini in macchina. Su quell’i-pod c’ha pagato la SIAE, dicono l’equo compenso per copia digitale. Alla fine ha trovato a pochi soldi un’autoradio con l’attacco per l’i-pod ed ha deciso di investire perché sta cosa di non ascoltarsi più le sue creazioni in macchina l’aveva un po’ allontanato dal suo meraviglioso repertorio, manco a dirlo su quell’autoradio gli hanno fatto pagare la SIAE, non si sa mai c’avesse messo dentro un cd di Ligabue per prendere ispirazione. Giammai. Insomma questo mio amico a forza di registrare e sentire, riregistrare e risentire è arrivato alla conclusione che per essere attendibile doveva far uscire un disco, così s’è messo di buzzo buono ed ha tirato fuori dieci canzoni sue, tutte tutte sue, con nemmeno due accordi in fila che ricordassero qualcosa di noto al mondo conosciuto. Strepitoso. Forte della tutela acquistata con l’iscrizione alla SIAE vi si è recato per ritirare i bollini da mettere sul disco che avrebbe stampato su dei cd dove aveva pagato la SIAE per farli ascoltare ai suoi amici e fan all’interno dei loro lettori sui quali avevano pagato la SIAE. Il baluardo della cultura italiana per il rilascio dei bollini gli ha chiesto dei soldi, a lui, che è l’autore, per il diritto alla tutela delle sue opere sue solo sue. Lui, felice, ha pagato. Ha preso i bollini e se li è portati nella sua cameretta dove masterizzerà i suoi dischi con le sue canzoni dal suo computer, e mentre aspetta con ansia che qualcuno tra i dieci brani registrati ci trovi le potenzialità di una canzone per l’estate, intanto un dipendente SIAE sta programmando con i suoi soldi la sua di estate, in vacanza, al mare.

Il mio amico pensa che il diritto d’autore sia una tassa che gli autori devono pagare alla SIAE per poter creare canzoni nuove, una penitenza per aver ancora il coraggio di sporcare il mondo di idee, il biglietto per mettersi in fila ad aspettare che distribuiscano canzoni per l’estate. Il mio amico è convinto che prima o poi toccherà anche a lui, è convinto che stare lì in fila sia l’unico modo. Ed è per questo che noi dobbiamo aiutarlo a capire che non è così, il 12 Aprile.

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