Giuliano Rock Festival 2013 – risultati, classifiche, considerazioni

taglio locandinaSi è conclusa ieri (20 Ottobre) presso LA CANTINCACCIA di Giulianello (Lt) l’edizione 2013 del GIULIANO ROCK FESTIVAL, la quarta diretta da me. Dovrei iniziare probabilmente col dire chi ha vinto, ma è veramente difficile stabilirlo, perché cos’è che significa esattamente vincere?

Abbiamo vinto in tanti, per primo io: Questo festival ha trovato secondo me la sua giusta dimensione proprio quest’anno, un contest di provincia ma con richiamo ormai regionale su uno dei palchi più belli che il panorama dei live club offre sicuramente non solo nel Lazio. Una gara per giovani intenzionati a migliorare, nei rapporti e nell’esecuzione, curiosi e vogliosi di confronto, pronti alla critica costruttiva, anzi bisognosi della critica, che la chiedono, la esigono. Tanti sono stati anche gli iscritti più adulti e graditissima la loro partecipazione, anche per l’apporto tecnico dato alle serate, ma per struttura, possibilità, intenzione, noi abbiamo capito di dover restare qualcosa di piccolo, noi VOGLIAMO essere il primo gradino di un percorso e non dobbiamo rappresentare nessun tipo di arrivo, nemmeno di tappa (ciclisticamente parlando). Vogliamo essere l’ultima sessione di allenamento prima di una gara ben più lunga e dura, vogliamo stare alla base di alcune “sofferenze”.

Adeguati alle esigenze della crisi siamo passati dal 2010 (mio primo anno di direzione artistica) con una finale matura per età e contenuti ed una mosca bianca come gli allora giovanissimi Love-Matic Granpà, diventati oggi diverse cose, vinta dai SAESCIANT, abbiamo visto la tendenza alla maturità confermata nel 2011 con la vittoria degli strepitosi 3chevedonoilrE notando però l’attitudine dei giovani ad invadere le posizioni alte di classifica, farcendo le semifinali della loro beata inesperienza ben ripagata dalle migliori intenzioni. Siamo arrivati nel 2012 con una crisi di iscrizioni (circa 35 band, cifra di tutto rispetto ma poca cosa rispetto alle oltre 50 nella media) e forse di identità del festival stesso che ci ha condotto alla prima finale giovanissima, vinta meritatamente da GESTIONE DELLA RABBIA, band nata praticamente in corso di festival, ma con le idee ben precise negli arrangiamenti e nei messaggi. Questo 2013 infine ci ha proposto l’evoluzione naturale delle cose. Quasi 50 band iscritte con dieci date di selezione per poter arrivare ai nomi dei venti finalisti, che vi elenco di seguito divisi per quarti di finale:

16 maggio – DEM – LE STORIE – RED RIFF – ARKE’ – CALIBRO90

23 maggio – FRANCESCO CREMISINI – THE SKINNY ELEPHANT PROJECT – THE MUFFIN MEN – VELODRAMA – HUMAN CLOCKWORK

29 maggio – CERNIT – KOO – UNMINUTODISILENZIO – IGNORANTIA LEGIT – LISTEN & BE QUIET

30 maggio – BICCHIERE MEZZO PIENO – USKEBASI – FED – CAOS LIQUIDO – EDWARD JOHNSON & THE GREAT ESCAPE

Già i quarti di finale avevano premiato validissime band di giovani determinati oltre qualche eccezionale “vecchia volpe” della musica, diversi gruppi provenienti da lontano, a dimostrazione che i nostri metodi per evitare il chiportapiùgentevince hanno mantenuto la loro validità. Siamo arrivati al 30 Maggio, l’estate ci vedrà fermarsi per lavori di adeguamento del locale e poca praticità dell’ambiente esterno a contenere mole e volumi del festival. Si riprenderà ad ottobre, ci siamo detti.

Eccoci qua, 18, 19 e 20 Ottobre sono le nostre date per le semifinali e la finalissima. Le formazioni a fronteggiarsi e delle quali mi preme  dettagliare il report con voti e giudizi saranno queste:

18 ottobre – KOO – USKEBASI – LE STORIE – THE MUFFIN MEN

19 ottobre – CALIBRO90 – THE SKINNY ELEPHANT PROJECT – CAOS LIQUIDO – EDWARD JOHNSON & THE GREAT ESCAPE

In finale il 20 ottobre ci ritroveremo: LE STORIE, THE MUFFIN MEN, CALIBRO90, EDWARD JOHNSON & THE GREAT ESCAPE

Veniamo a noi!

KOO: già noti ad alcuni dei giurati per aver partecipato alle due precedenti edizioni del festival, oltre che per le due date già svolte all’interno di questa edizione. I pezzi sono concreti nella costruzione e nell’arrangiamento, il miglioramento è percepibile ad ogni esibizione, tuttavia sia un problema tecnico alla pedaliera solitamente usata dal cantante che qualche pecca nell’intonazione hanno evidenziato alcune piccole lacune colmabili sicuramente con poca fatica. Parte della giuria consiglia di provare per rendere più efficaci le melodie a rivedere le tonalità dei brani, scendendo sulle note più basse si perde infatti un po’ il bel colore vocale e la chiarezza nella scandizone delle parole che invece caratterizza benissimo le parti più enfatiche dei brani. In alternativa si consiglia di lavorare sulle dinamiche degli strumenti, tirando fuori il cantato eseguendo dei piano e pianissimo nelle ritmiche. Gustoso l’uso dell’elettronica che potrebbe risultare il plus ultra della band.

USKEBASI: Cosa dire sugli Uskebasi, sicuramente eccezionali musicisti con delle bellissime idee sia armoniche che melodiche, suoni di chitarra molto particolari, perfettamente coerenti al genere strumentale presentato che spazia dal Jazz al Fusion. La costruzione ritmica di basso e batteria è incollata e fa viaggiare i pezzi dando il senso di una leggerezza d’ascolto non comune sempre per il genere e per gli orecchi poco avvezzi. Unico difetto riscontrato è che a volte nell’esecuzione gli arrangiamenti di basso e chitarra tendono a farsi concorrenza più che a completarsi, parlandosi un po’ addosso, come si dice in gergo.

LE STORIE: Sicuramente una scelta stilistica non originale e dalle sonorità un po’ superate, fatta però con coscienza e cognizione, che lascia spazio al messaggio dei testi (decisamente apprezzato quello in gara), gli arrangiamenti funzionano sia a livello di incastri che dinamico, indubbiamente uno dei progetti più “vendibili” tra quelli in gara per tendenza radiofonica ad un rock di base ma con sostanza, che strizza l’occhio al pop. Durante la finale è stata apprezzata l’idea dei fuochi d’artificio, quindi anche l’aspetto coreografico.

THE MUFFIN MEN: Pareri contrastanti sui MUFFIN dove però nessuno ha potuto evitare un commento sull’energia trasmessa, sulle potenzialità lette nonostante la giovane età. Puliti e simpatici, una ritmica veramente notevole solo a tratti un po’ invasiva, si sentono le ispirazioni come è giusto che sia ma paiono non essere un vincolo ad uno sviluppo tutto originale del progetto, drastiche le considerazioni sul pezzo in italiano che sembra tutto tranne che il loro, da sconvolgere per poterlo proporre con la stessa energia degli altri nonostante i buoni arrangiamenti. Ottima l’introduzione della tromba dall’ultima esibizione che amplifica l’originalità del progetto.

CALIBRO90: Muovendosi in un genere un po’ datato lo propongono con tanta energia ed arrangiamenti che non hanno nulla da invidiare a quelli dei loro ispiratori, questo attribuisce però alla band l’unica pecca di risultare nell’esecuzione molto prevedibile, si potrebbe lavorare un po’ sulle strutture, evitando i soli nei punti canonici, per esempio. La voce principale, di timbrica decisa e profonda, è supportata molto bene dal lavoro polifonico ai cori, si potrebbe ancora fare maggior attenzione alle intonazioni.

THE SKINNY ELEPHANT PROJECT: Degli Skinny tutti hanno notato i passi avanti e l’applicazione dei consigli ricevuti in precedenza. Il cambio di batterista che ha apportato scelte ritmiche più appropriate al genere deve tuttavia ancora creare collante nelle esecuzioni, per semplice abitudine a suonare insieme. Apprezzato il testo del brano in gara e la poca esterofilia nella composizione. Ci siamo, ora bisogna provare, provare, provare, provare! (cit. Non ci resta che piangere)

CAOS LIQUIDO: Bravi, bravi, bravi. Originali (per quanto l’influenza del Teatro degli Orrori aleggia ovunque nei loro brani) ed in gamba sul palco, trasmettono energia e coinvolgimento. Allontanandosi ancora un po’ dalle proprie muse potrebbero risultare veramente un progetto nuovo. Brani compatti ed efficaci, testi notevoli.

EDWARD JOHNSON & The Grate Escape: Anche qui pareri in ampio contrasto tra chi parla di suoni da modernizzare e curare e chi parla di suoni perfettamente coerenti col genere, chi parla di arrangiamenti scarni e troppo semplici e chi invece li vede adeguati. Univoco invece l’elogio a Jacopo per la voce, sempre intenso e molto emozionante nella ballad, che qualcuno ha preferito al brano in gara. Per i contenuti dei testi alcuni giurati hanno azzardato l’ipotesi di una produzione in Italiano che forse premierebbe in originalità.

Questo è quello che è passato sul palco della Cantinaccia in questa tre giorni dedicata alla creatività musicale, otto band giovani e decise, con carattere e tanta voglia di comunicare. Band che si sono fatte molti chilometri per essere con noi, precise e rispettose del lavoro altrui, presentandosi puntuali ai sound check o avvisando dei ritardi per tempo. Musicisti che hanno messo a disposizione la propria strumentazione personale per allestire il palco ad uso di tutti, chi con un ampli, chi con pezzi della batteria, senza alcuna gelosia o spirito di competizione eccessivo che a volte crea quelle micro coalizioni che difficilmente fanno bene al confronto. Dei quattro gruppi approdati alla finale due avevano in comune un batterista, ed un totale di diciassette musicisti per le quattro band ha chiesto espressamente di poter mangiare tutti insieme su un tavolo sottodimensionato per quanto grande quindi hanno scelto la scomodità pur di trascorrere insieme il tempo che li separava dall’esibizione. Tre giorni totali che sono stati un continuo di gesti di fratellanza, di chiacchierate di approfondimento, di confronti sui gusti musicali, di discorsi tecnici sulle strumentazioni usate, di prove, di scambi.

A tutti questi ragazzi vanno i miei migliori auguri ed i miei personali complimenti per la BELLEZZA messa in mostra in questo fine settimana, perché musicisti bravi ci si può diventare (quasi tutti già lo sono) ma belle persone ci si deve nascere!

Ora ve lo posso dire, chi ha vinto? THE MUFFIN MEN, in meno di un punto tutti gli altri, nonostante i giudizi contrastanti e le schede di valutazione incredibilmente varie. Cosa hanno vinto? 500 € in contanti messi in palio dalla Cantinaccia oltre alla partecipazione a diversi eventi Live (cosa che riguarderà anche gli altri finalisti) in apertura di artisti di livello nazionale e/o per altre manifestazioni organizzate da L’Urlo – Libera Associazione di Liberi Musicisti, sostenitrice ed organizzatrice del tutto.

Ringrazio solo in fondo, ma non per mancata riconoscenza, semplicemente perché volevo dedicare il giusto spazio all’impegno delle band che sono state le prime artefici del successo di questa edizione del festival, tutti gli altri che hanno partecipato e sono stati altrettanto indispensabili alla riuscita del tutto, cominciando da:

LA CANTINACCIA e THREE JAY’S SERVICE per il supporto tecnico e logistico,

e proseguendo con:

Cristiano Mattei in virtù di presidente onnipresente di giuria tecnica (Insegnante di chitarra presso la scuola comunale di musica di Anagni, autore, musicista) e tutti i giurati intervenuti: Valerio Cesari (Radio Rock, L’Urlo); Riccardo Caratelli, Desirée, Laura Zaottini, Emanuele Marafini e Omar Campitelli (ConDominio dell’arte); Francesco Carroccia (Tecnico Three Jay’s); Francesco Galassi e Matteo Rotondi (ExitWell e Discover Festival); Livio Salvatelli, Emanuele di Cross Over (Radio Gamma Stereo); Alessandro Maiorani (Radio Ministry); Sami Nanni (Maybe Sunday); Sergio Gaggiotti (RossoMalpelo, Protopop Edizioni); Veronica Bagaglini (Radio Libera Tutti); e dulcis in fundo I DOTTORI ed i CAFE’ NOIR, che ci hanno regalato due splendide esibizioni come ospiti nelle due serate conclusive e che sono stati membri onorari della giuria tecnica!

Un ultimo grande pensiero va ai fondatori del GIULIANO ROCK FESTIVAL nel lontano 2003, ossia Gianluca Canale e Francesca Cedroni. Gianluca non è più tra noi ed avrebbe meritato l’istituzione di un premio speciale, ci abbiamo provato ma era giusto che il premio avesse risposto a dei requisiti di valore (e non solo economico, ma sicuramente artistico) degni del nome che doveva portare, questo per questa edizione non è stato possibile, ma siamo certi che già dalla prossima potremo tributare come dovuto una persona che così tanto ha fatto per la musica dall’istituzione del Festival all’apertura proprio della Cantinaccia, cambiando il volto di un paese come Giulianello diventato grazie a lui punto di riferimento artistico non solo della provincia di Latina. A loro ed a Graziano Cedroni che mi ha lasciato lo scettro della direzione artistica del Festival ormai nel 2010 il più grande dei GRAZIE per le esperienze umane ed artistiche vissute in questi anni di GIULIANO ROCK.

Andrea Caovini.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: