Le adunate di campagna

A me piacciono le adunate di campagna, quelle che finisci col tavolo sotto a un albero perché lo zio più esperto sa dov’è che gira il sole, quelle che le sedie sono di quindici tipi diversi che per trovarle per tutti c’è voluto pure di ricordarsi quella della cameretta con i panni sopra, un po’ scollata ma per i pupi va bene. A me piace la fortuna di quelli che non hanno la gamba del tavolo in mezzo alle proprie, e ancor di più la fortuna di quelli che gli è toccata la sedia della sala, quella sempre chiusa che la potresti usare solo in occasioni come questa ma con ‘sto caldo chi te lo fa fare e allora mangi fuori. A me piace il sugo in un pentolone d’alluminio di quelli appena tagliati sotto ai manici e mi piacciono i bicchieri scompagnati, quasi tutti da osteria più due di cristallo e due della nutella. Mi piace il primo piatto al più anziano che comincia a mangiare subito perché tanto è il più lento. Mi piace la moka gigante che fa un caffè da schifo e arriva freddo perché la cucina è lontana, ma nessuno lo dice, ché in quel momento proprio non importa.

A me piacerebbe, un domani, essere lo zio che sa dove va messo il tavolo.

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