Sicuro che l’omaggio musicale lo fai tu a loro?

Cover BandVorrei da queste mie pagine istituzionali, riconducibili solo ed esclusivamente a me come persona fisica, delle quali quindi ho piena responsabilità, chiarire una volta per tutte il mio pensiero sulle cover band, sui tributi e sullo sciorinamento di omaggi che si fanno alla ricerca del morto fresco o della ricorrenza quotidiana, partendo da un presupposto fondamentale che vorrei fosse onnipresente in chi legge queste mie dichiarazioni tanto che lo ripeterò all’inizio di ogni concetto:

OGNUNO FA QUELLO CHE VUOLE NEL RISPETTO DELLE LIBERTA’ ALTRUI, SIA IN MUSICA CHE NEL LAVORO CHE NEI COMPORTAMENTI QUOTIDIANI.

Io sono stato fondatore di una cover band tempo fa, insieme al mio amico Gianluca Lupo ci lanciammo in un rifacimento di canzoni di Capossela, con diversi ripescaggi poi dal swing italiano, da Conte a Caputo al primo Baccini a Cammariere e via dicendo fino alla composizione di alcuni brani originali. Fondammo questo gruppo dal nome Pongosbronzo (spero che almeno alcuni degli amici più intimi se ne ricordino con piacere) inizialmente con l’intento di studiare dei brani che ci piacevano molto per sonorità e contenuti, al fine anche di trovare una nostra via per una produzione personale, ma anche perché essendo un progetto raro da trovare avrebbe trovato sfogo commerciale nei live club interessati alla forma cover. Nonostante ciò non sono mai stato un amante del genere, della riproposizione sterile, della caricatura musicale, dello studio intimo delle sonorità per una riproduzione confondibile con l’originale, dell’imitazione (figuriamoci delle plastiche per arrivare al vero e proprio plagio di personalità). Abbiamo conosciuto personalmente anche Vinicio Capossela, ci ha dedicato la sua Pongosbronzo ad un live e tuttapposto, abbiamo avuto le nostre soddisfazioni, ma parliamoci chiaro, andavamo a suonare solo quando ci pagavano, perché la musica era in quel modo un lavoro, affermazione che anche se non le toglie nobiltà sicuramente la ridimensiona ad un concetto diverso dalla forma d’arte che invece voleva essere inizialmente, relegandola a quel settore dell’intrattenimento che ha connotati ben diversi. Poi c’è da essere bravi, da studiare molto, da investire economicamente eccetera, come per laurearsi in medicina o in architettura, poi non sta a tutti scoprire la penicillina o innalzare la Sagrada Familia. Di sicuro se possiamo definire Mozart un artista non possiamo definire tali tutti i suoi esecutori indistintamente, ma sicuramente una percentuale minima in un mondo di concertisti. Chiaro? Spero di sì. La mia personale idea (SOTTOLINEO: LA MIA PERSONALE IDEA) quindi è che nel mondo della riproduzione ci sia molto meno posto per l’arte di quanto spesso si tenda a credere.

OGNUNO FA QUELLO CHE VUOLE NEL RISPETTO DELLE LIBERTA’ ALTRUI, SIA IN MUSICA CHE NEL LAVORO CHE NEI COMPORTAMENTI QUOTIDIANI.

Sempre più spesso in occasione di ricorrenze, commemorazioni di grandi artisti scomparsi si parla di omaggi. Spesso queste manifestazioni di omaggio non hanno nulla, a cominciare dal costo del biglietto (il concetto di omaggio lì credo sia ben chiaro). La mia personale idea (SOTTOLINEO, MIA) è che un musicista non può omaggiare un artista scomparso, in quanto la formulazione della frase in se non ha senso, proprio a livello grammaticale, può omaggiarsi di far uso dell’arte di quel personaggio, e proporsi di farlo al meglio, con trasporto ed emozione, ma può questa visione essere appuntabile quando in quest’omaggiarsi c’è dietro un cachet? Non è il fatto stesso che ci sia dietro una questione “lavorativa” a rendere a volte alcuni eventi una paraculata per avere dei vantaggi economici da una produzione artistica non propria? Si potrebbe chiedere quantomeno di cambiare nome a queste manifestazioni? Mi occupo anch’io di organizzazione di eventi e conosco alla perfezione i costi di realizzazione, gli impegni, le prove, gli strumenti, il service e via discorrendo, ma se si volesse fare un omaggio non si potrebbe proporlo dove tutti vogliano offrire la propria opera gratuitamente al fine di farne godere gratuitamente anche un pubblico? Oppure non si potrebbe semplicemente parlare di una serata dove band di musicisti professionisti suoneranno i brani di pinco pallino per commemorare la sua scomparsa, il suo centesimo compleanno, la sua visita a quel paese? Le parole sono importanti… Da qui la domanda che da il titolo a questa mia dissertazione di bassa lega: musicista, sei sicuro che l’omaggio lo fai tu all’artista che esegui e che invece non è lui a farlo inconsapevolmente a te?

OGNUNO FA QUELLO CHE VUOLE NEL RISPETTO DELLE LIBERTA’ ALTRUI, SIA IN MUSICA CHE NEL LAVORO CHE NEI COMPORTAMENTI QUOTIDIANI.

Ci sono ovviamente delle situazioni in cui si può percepire la nobiltà del gesto, come nel caso di un Cristiano De Andrè, che dall’esistenza del padre ha avuto suo malgrado artisticamente molto da rimetterci, in quanto A MIO AVVISO la sua bravura ne è stata sempre offuscata, come nel caso in cui ad impegnarsi per la riuscita di alcuni eventi sono persone coinvolte emotivamente ed umanamente nella vita dell’artista che si commemora, o il caso nel quale i ricavati economici di alcune manifestazioni vengano messi a disposizione di una qualche fondazione intitolata che continui ad occuparsi concretamente di questioni che l’artista aveva a cuore in vita… Questo MIO parlare di commemorazioni, ricorrenze eccetera fa intuire che io dia per scontato che queste regole valgano SOLO per artisti passati a miglior vita, in quanto MAI mi sognerei di coronare con la parola “arte” riproposizioni di repertori di personaggi ancora in carriera e con tournée all’attivo, quindi assegno a quelle cover band che si occupano di cantanti o gruppi contemporanei lo stesso peso che davo alla mia di Capossela: belle esperienze musicali che hanno dietro il bisogno e la necessità di farsi pagare per sbarcare il lunario.

OGNUNO FA QUELLO CHE VUOLE NEL RISPETTO DELLE LIBERTA’ ALTRUI, SIA IN MUSICA CHE NEL LAVORO CHE NEI COMPORTAMENTI QUOTIDIANI.

Ognuna di queste MIE PERSONALI IMPRESSIONI ED IDEE è maturata dal fatto che troppo spesso si fa uso delle parole ARTE e OMAGGIO decisamente a sproposito, in quanto basterebbe parlare di professione, di “marchetta” come spesso molti musicisti la autodefiniscono. C’è sicuramente divertimento e passione dietro ad ogni esibizione, nessuno vuole metterlo in dubbio, ma certi titoli importanti lasciamo che li dia chi di dovere, probabilmente l’unico che avrebbe potuto fare un omaggio a Vinicio Capossela è Tom Waits, non io e i miei Pongosbronzo, ma se mi capitasse, visto che è ancora in vita e spero che lo sia il più a lungo possibile, glielo chiederò!

Questo è quanto, non voglio con ciò insinuare dubbi in nessuno e nell’autovalutazione di nessuno, ognuno è libero, avrebbe detto Tenco, ed io lo sono stato nel dirvi come la penso. In fede, Andrea Caovini.

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