Quando eravamo giovani, e scrivevamo “poesie”…

Se ti metti a cercare negli archivi di una vita da prenditore di appunti esce fuori sempre qualcosa di impensato, come per esempio una cartella dal titolo “scritti vari eccetera” di epoca indefinibile con documenti word numerati che nascondono similpoesie, che poi le rileggi e un po’ ti vergogni e un po’ ti intenerisci a constatare che sei cambiato veramente poco, allora nell’epoca del blog ne scegli tre e ce le posti, a costo di perder pure quei cinque amici generosi che ti seguono. Unica cosa da aggiungere, non si muore più ad angoli, a spicchi, in comode rate, da queste parti. O tutto o niente.

 

 

E ti penso tra fischi da bar
a cosce passeggianti sole, o in compagnia
di cosce e seni prosperosi e trucchi
teatrali da sabato sera nel villaggio
di sesso travestito, a sabotaggio della natura,
per quel bacio che è più brutto
la domenica mattina, ma ben più tardi
che all’alba, quando ancora
si sta in giro a scolarsi il mondo
a sorsi ormai brevi
o peggio a scoparselo solo per avere
un interessante racconto infrasettimanale
da proporre al tavolo di un pub.

 

 

Ringrazio dio, perché non ho visto
nessuno morire di fame,
se non al tiggì della sera
tra il secondo e il contorno a cena.
Ringrazio il signore perché non ho udito mai
il fragore delle bombe dal vivo,
ma in film a lieto fine
dove il buono sconfigge il cattivo.
Ringrazio l’onnipotente per avermi dato
questa parte nella sua commedia.
Ma sé il Lunedì, col sonno negli occhi
non trovo un buco di parcheggio,
beh, è una vera tragedia!

 

 

E’ calmo il cielo e il traffico, mattina.
Calda l’aria ed io che ci sto dentro,
sveglio a metà, e metà sta ancora a letto
a meditare tra una brutta questione onirica
e il da farsi, verso un quasi Dicembre
che mi giuro, del resto come ogni anno,
che farò approdare ad un Gennaio diverso,
stavolta, mi prometto, è vero.
Il mio corpo lo mando a lavorare
tra dovere e dolere di una vita piatta,
per fortuna solo fuori, e mi cullo la mente
nella disgrazia del volere di più,
quasi dannazione che rende insoddisfatti
cronici, e intanto il mondo gira
ed io faccio il suo gioco per inerzia
cercando la formula dell’antigravità,
cercando il verso che baci la fronte
dell’angolo di me che muore ogni mattina.

Annunci

One response to “Quando eravamo giovani, e scrivevamo “poesie”…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: