“Getta il figlio di 16 mesi nel Tevere” – da *Il Messaggero.it*

Il padre-assassino Patrizio Franceschelli

Articolo di Claudio Marincola

ROMA – Lo ha sollevato in aria e buttato giù da ponte Mazzini. Come si getta via un fagotto o un sacco di immondizia. Come per un gesto senza importanza. Poi accelerando il passo si è allontanato. Sotto la neve che cadeva lenta, lasciandosi alle spalle il Tevere che scorreva gelato. In questo modo agghiacciante un giovane padre di 26 anni ha ucciso suo figlio Claudio, un bimbetto di soli 16 mesi, ieri mattina. Mancavano pochi minuti alle 6.30, la bufera si stava abbattendo su Roma, già mezza paralizzata. Il dramma si è consumato in un attimo mentre la città dormiva e l’attenzione era rivolta altrove. Alla nevicata che stava imbiancando Roma. Alla giornata che avrebbe complicato la vita ai romani ma fatto la gioia dei bambini felici di giocare a palle di neve, come forse avrebbe fatto anche il piccolo Claudio.

Al volo atroce hanno assistito due testimoni: Francesco Atzeni, un agente di custodia di 43 anni, che non è riuscito a fermare l’uomo, e la zia del bambino. Una giovane donna incinta. Colta da malore, è stata ricoverata in ospedale sotto shock.
La mamma del piccolo non sa ancora niente. Da qualche giorno è ricoverata in un ospedale romano per una grave forma di depressione. Aveva affidato suo figlio alla madre e alla sorella raccomandandosi di tenerlo lontano da «lui».

Come spiegare un gesto così terrificante? Una vendetta per punire l’ex convivente che lo aveva lasciato per tornarsene a vivere con la madre a Trastevere? Per quanto assurda, è questa l’ipotesi più probabile. Il padre-assassino si chiama Patrizio Franceschelli, vive a Corviale, nel palazzone lungo un chilometro che i romani chiamano «Serpentone». Si è chiuso nel mutismo. A monosillabi ha solo ammesso «L’ho ucciso, l’ho buttato nel fiume», senza aggiungere altro. Con quel gesto tremendo ha punito anche se stesso. Ha precedenti per spaccio di droga e lesioni. Ma non è in cura al Sert e non ha mai avuto problemi di igiene mentale.

I carabinieri del Gruppo radiomobile, guidati dal tenente colonnello Mauro Conte, lo hanno bloccato venti minuti dopo. Vagava poco lontano, nel rione di Testaccio, in un’ora in cui il sabato mattina di gente ne gira sempre poca. I militari lo hanno chiamato per nome e lui si è voltato. Ora è in stato di fermo, dovrà rispondere di omicidio. La prima chiamata al 112 l’aveva fatta la zia del piccolo Claudio alle 6.18 per segnalare quella che all’inizio sembrava solo una lite banale. Il padre si era presentato in via degli Orti di Alibert urlando e chiedendo che gli venisse ridato Claudio. «É mio figlio, lo rivoglio». La nonna del bimbo ha tentato di opporre resistenza ma l’uomo non si è fermato davanti a niente. È stata aggredita, ha riportato la distorsione a un dito del piede e una sospetta frattura al braccio. I medici dell’ospedale Santo Spirito l’hanno giudicata guaribile in 30 giorni.
Dopo la colluttazione con l’anziana donna, il padre è entrato dentro casa e ha svegliato il figlioletto che stava dormendo portandoselo via per l’ultima passeggiata. La zia, temendo il peggio, li ha seguiti.
A notare padre e figlio sul ponte, sotto la neve, nel freddo, è stato l’agente di polizia penitenziaria. Si stava recando a Regina Coeli, la casa circondariale dove presta servizio nel nucleo Traduzioni.

Il padre aveva in braccio il bimbo che piangeva disperato. L’uomo ha fermato l’agente chiedendogli dove poteva trovare una stazione dei carabinieri quando ha intravisto in lontananza la sorella della sua compagna. Senza aspettare la risposta, si è diretto verso la balaustra di ponte Mazzini e ha lanciato suo figlio nel vuoto, urlando una frase indecifrabile.
L’agente penitenziario è rimasto agghiacciato, troppo choccato per provare a fermare l’uomo. Ha chiamato il 112 per dare l’allarme. Nei prossimi giorni verrà sentito dal magistrato che si sta occupando del caso.
Il nucleo Subacquei dei carabinieri ha cercato il corpicino per tutto il giorno, immergendosi nelle acque del Tevere. É stata ispezionata un’area scogliosa del fiume sotto cui poteva essersi incagliato ma senza esito. Ci piace pensare che il piccolo Claudio sia volato via.

 

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=180050

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