Traggo ispirazione dalle assenze…

C’è chi per riconoscere la bellezza di uno sguardo ha bisogno di averlo addosso, e fa della distanza il suo dimenticare. Chi non ritrova una carezza lontana dalla sua guancia perché le sue emozioni non durano al di fuori dei gesti. C’è invece chi il valore vero delle cose lo capisce dalla loro mancanza, perché quando le ha vicine non ci fa caso, perché a volte sembrano così normali e scontate che perdono la loro essenza di straordinarietà, come il bacio di una madre…  Io ritengo semplicemente che la distanza dia il vero valore alle cose, come stare con gli occhi su un quadro, così vicino da poter distinguere le singole pennellate senza capirne il soggetto, poi allontanarsi e dare un senso a quei tratti di colore. Se il quadro vale poco sarà un bene dimenticare, e lo farai in fretta, se vale molto acquisterà nell’assenza una specie di eternità. Questo purtroppo comporta che la percezione esatta della dimensione di qualsiasi tipo di sentimento arriva quasi sempre in ritardo, ma è un male minore rispetto all’incoscienza. Proprio per questo io continuo a fidarmi delle distanze, e traggo ispirazione dalle assenze.

A mia nonna.

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Foto: “Solo et Pensoso” di Sofia Bucci

(Sofia Bucci on Flickr – http://www.flickr.com/photos/sofiabucci/)

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