“Contravvenire per un po’ alle volontà del mondo” – ai carissimi amici del Bosco delle Fate…

Con gli occhi tu ci leggi il mondo, con le mani lo accarezzi, e le tue orecchie stanno là proprio perché tu senta ciò che ha da dirti. Con i piedi lo puoi attraversare, correndo o no, lo puoi prendere a calci, anche, che il mondo non ti sgrida. Con la bocca l’assaggi, il mondo, con tutti i suoi sapori, e se ne trovi uno cattivo lo puoi sputare, ora puoi usare gli occhi per riconoscere da dove veniva quel saporaccio, e sei pronto per la prossima volta, e via…Il mondo è quello che ti capita, e quasi mai quello che decidi, e spesso quello che ti capita ti piace, ma non lo dici perché pare brutto accontentarsi e non lamentarsi. Però se t’innamori non è che c’entri tu, c’entra il mondo, e una sola persona, nel mondo, che il mondo ti ha voluto presentare. E se vai in un posto è perché il mondo te l’ha fatto capitare davanti, continenti, stati, regioni, province, comuni, strade e sei esattamente nel posto dove il mondo t’ha messo. Io adesso sto a Marino, in un vicolo stretto e in salita, che è salita da qualsiasi parte ci arrivi, vicolo Sant’Antonio, dicono i marmi sui muri, al numero 5, che c’è un pub, unico posto dove so che non esistono per me sapori da sputare. Sto qua perché il mondo mi ci ha portato, e il mondo stavolta ha la forma di un’amica che ci lavorava forse dieci anni fa, volendogli dare proprio la forma della prima volta, che di mio a fare vicoli in salita che è salita da qualsiasi parte ci arrivi in paesi che si chiamano Marino e del mare non c’è neanche l’ombra, se si esclude la poca acqua della fonte fortunata che c’ho vicino, non fa parte delle mie abitudini. Sto qua da solo perché quando sono solo mi succedono le cose più belle, perché il mondo di me pensa che sia meglio che io non abbia testimoni quando mi succedono belle cose, di modo che il giorno dopo io possa senza conforto ricordarle come un sogno. E questo posto che si chiama il Bosco Delle Fate che sta a Marino in vicolo Sant’Antonio, al 5, in cima ad una salita che è salita da qualsiasi lato ci arrivi, spesso è la scenografia dei miei sogni, saranno i disegni sui muri da bosco incantato, i gradi delle birre che bevo, la fatica delle scale per il bagno o la speranza di rimetterci sempre un po’ d’amore là dentro. Vallo a capire. Ci sto da solo anche quando sto in compagnia perché dentro la testa siamo tutti sempre da soli, e non è una cosa brutta per quanto tutti siano convinti del contrario. Ci vado da solo perché soli non si è mai del tutto, perché proprio quando uno si sente particolarmente solo gli succede di avvertire una presenza inquietante, di sentirsi osservato, come camminando in un bosco di notte, che anche gli alberi sembrano farsi i cazzi tuoi. E allora io di notte, visto che in un modo o nell’altro, solo o no, da qualche parte si deve pur stare, vado a camminare al Bosco Delle Fate, così sono sicuro che solo non posso starci e finalmente trovo i testimoni per le cose belle che mi accadono. Ecco. A questo serve il Bosco Delle Fate, a contravvenire per un po’ alle volontà del mondo.

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