Ora sì, chiamala speranza…

“Fare che non fare” è uno degli articoli più letti da questo blog, nonostante non sia tra i primi pubblicati. Era per me un articolo di provocazione e mi ha fatto piacere come sia stato condiviso (in ogni senso) da molti, ovvio che sia un punto di vista parziale e dedito a spronare all’azione, cosa che ho sempre professato. La speranza invece serve eccome in effetti, anzi è il vero motore della vita, come ho scritto altrove. Il mio accanimento va contro le speranze dal divano di casa, va contro il ragionamento da Italiano medio che “se sei destinato a vincere la lotteria il biglietto lo trovi per terra”. Diamo i suoi meriti alla matematica: se vuoi essere sicuro di vincere la lotteria devi comprarli tutti tu i biglietti, se vuoi fare tredici senza possibilità di errore devi giocarti tredici triple, vuoi un bel sei sicuro al superenalotto, allora giocati novanta numeri. Va da se che questa è follia in quanto la cifra che sei costretto a giocare per vincere sicuramente è molto più alta di quella che poi vincerai. Qua sta il segreto del tutto, per come la vedo io. Allora…

Togli i soldi di mezzo al ragionamento, che se si vivesse desiderando soldi saremmo tutti morti, almeno nell’anima, i soldi si desiderano per quello che ti permettono, per una macchina nuova, una casa più grande, un viaggio più lungo. Chi desidera i soldi per i soldi fa una vitaccia, e non ha nemmeno un grammo della mia comprensione. Quindi, via i soldi, ma teniamoci l’esempio. Se io volessi vincere la lotteria della vita potrei pure trovare il biglietto per strada e buonanotte, ma se posso permettermi di comprarne uno già avrò moltiplicato le mie possibilità, e mi metterò lì a sperare perché col massimo dei miei mezzi ho fatto ciò che potevo per correre incontro al mio desiderio. Se avessi però la possibilità di averne due di biglietti raddoppierei ancora le mie chance di riuscita, se ne avessi per quattro idem. Alla lotteria della vita i biglietti ne devi comprare un casino, non c’è nessun rewind e il tempo non te lo torna indietro nessuno. Quante volte mi sono messo a riflettere sul fatto che ogni secondo che passa è l’unico secondo di quel tipo esatto che vedrò e io l’ho fatto passare guardando l’orologio, altro che 11/11/11 alle 11:11:11, gli attimi sono tutti così. Per la mia tranquillità e non aver rimpianti non mi resta che fare il massimo e mettermi a sperare, fare il massimo e mettermi a sperare, fare il massimo e mettermi a sperare. Non è una morale, di tempo ne ho perso tanto, giuro, solo che dopo ne ho dovuto perdere ancora un mare per piangermi addosso. A furia di sbagliare ho capito che se il premio della lotteria della vita è lo scopo stesso di questa devi investirci tutto quello che hai, anzi devi andare un millimetro oltre le tue possibilità. Ora spera.

Conclusioni: spera, con tutto te stesso, verso ogni cosa credi e vuoi, ma assicurati di avergli asfaltato la strada ai desideri. L’hai fatto? Ecco, ora sì, chiamala speranza, è quella vera.

 

https://andreacaovini.wordpress.com/2011/11/16/fare-che-non-fare/

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