LauraPì – da Prenestinity

Voci narranti: Emilio Mauro Barchiesi, Elisabetta Bruni

Musiche originali: Andrea Caovini, Luca Balsamo, Fausto Casara

Guest: Tiromancino

 

LauraPì – da Prenestinity. Libro, audiolibro, spettacolo.

 

La cosa più importante è studiarsi alla lettera il bando, capire esattamente cosa richiede e trasferirlo preciso sputato sul progetto per il finanziamento o sovvenzionamento che sia.

Mi disse esattamente questo quando le chiesi di che cosa, alla fine, si occupasse nel suo lavoro a Roma, a serata inoltrata, nel dopo-dopo-dopocena, con me sul suo letto e lei seduta sul davanzale della finestra della sua stanza menocheammobiliata da partenza repentina al Ponte Lungo.

Mi fu tutto più chiaro, ma non ce la vedevo proprio, infatti da lì ad una settimana avrebbe cambiato ancora. E le riuscivano tutti bene, anzi, meglio le riuscivano meno resisteva. Evidentemente è sempre stata terrorizzata da un’idea di costrizione ed abitudine, ma mica solo nel lavoro, in tutto ciò che faceva e fa, uomini compresi, io compreso.

Ci vedevamo ad intervalli lontanissimi dall’essere regolari, magari tre giorni in una settimana poi direttamente l’anno dopo. Normalmente la ricomparsa era preavvisata da un messaggio, mai mio, un “che dici ce la faremo a rincontrarci?” seguito perennemente da una mia richiesta di appuntamento, volere è potere. Cena per raccontarsi, riempire i vuoti di memoria con particolari omessi in precedenza, senza mai chiedersi perché in fondo quel nostro santo nulla non s’era mai trasformato in una storia, domanda da risposta troppo ovvia, poi a dormire insieme verso l’ennesima mattina di congedo.

LauraPì, a pensarci ora quello che mi viene in mente, in pieno straperiodo d’assenza, come sentimento intendo, è… mica facile da scrivere… ecco, trovato. Più di tutto come sensazione ricordo quel lieve languore, quella piccola nostalgia che si prova, quando lei si volta e se ne va, da dove l’hai accompagnata o da dove t’ha portato, e quasi sempre è una stazione, quei saluti che possono essere tutti un addio e tu lo sai, che a lei non pesano affatto, e ormai sai che non fa tre metri poi si volta, e nemmeno dopo dieci, ad un centimetro dall’ultimo bacio è andata via, è inutile aspettare che il treno parta,

che un portone si chiuda, che la macchina avvii il motore, niente, bacio e sparisce, e ti sembra una persona che non hai mai conosciuto, non hai idea di come dovrai salutarla la prossima volta che la vedrai, semmai ti dovesse capitare accidentalmente. Non sai, anzi sei quasi sicuro che non t’arriverà un altro messaggio, e forse un giorno prenderai il telefono in mano tu, ti farai coraggio e… e… e quel numero sarà inesistente. Ecco, questo pensi mentre lei se ne va, sempre con una borsa da viaggio, spesso un trolley, perché sta ricominciando a metterci strada in mezzo. Ecco. LauraPì ci deve mettere la strada. Allontanarsi da una situazione, da un lavoro, da una persona per lei è metterci asfalto, rotaie, chilometri in ogni caso, e mica per fare un viaggio poi torna, trasferimento, nuova vita, mesi a Londra, mesi a Perugia, mesi a Roma, mesi in America, mesi a Milano, traslochi ogni volta più faticosi perché il minimo indispensabile diventa sempre un po’ di più della volta prima.

– La conosci quella canzone di Califano che hanno cantato pure i Tiromancino?

– Bah, come si intitola?

– In un tempo piccolo mi pare…

– Ah, ho capito, Un tempo piccolo, però. Sì, bella, perché?

– Niente, mi fa pensare un po’ alle nostre due vite così distanti e simili… e… dimmi invece, quando ripartirai?

Una settimana.

– Per?

– Milano. Quando ci svegliamo se ti va mi dai una mano con gli scatoloni.

– Buona variante.

– Ma dimmi almeno… …perché non ti va di fare l’amore…

– Perché ti voglio cantare quella canzone…

Diventai grande in un tempo piccolo

Mi buttai dal letto per sentirmi libero

Vestendomi in fretta per non  fare caso

A tutto quello che avrei lasciato

Scesi per la strada e mi mischiai al traffico

Dipinsi l’anima su te anonima

E mescolai la vodka con acqua tonica

Poi pranzai tardi all’ora della cena

Mi rivolsi al libro come a una persona

Guardai le tele con aria ironica

E mi giocai i ricordi provando il rischio

Poi di rinascere sotto le stelle

Ma non scordai di certo un amore folle

In un tempo piccolo

– E per chi sarebbe quest’amore folle?

– E’ semplicemente quello che ognuno dovrebbe avere per se stesso.

LauraPì non te lo fa un complimento, non l’aspettare, o sai trovarlo di tuo tra le sue parole (e se ce la fai non chiedere spiegazioni o fare lo spiritoso con rituali tipo –devo prenderlo come un complimento?-) o sei fregato, condannato a sentirti sempre in svantaggio. A me uno lo fece, quando le chiesi con un messaggio semplice, chiaro, lineare, in risposta al suo solito, quando le chiesi –cosa fai stasera?, a me lo fece, giuro, rispose –Niente che non possa rimandare. Questo per essere chiari su quanto è semplice la comunicazione se non ci si perde tra troppe parole e significati e domande e ci si accontenta di indizi. Che del resto in America sulle prove indiziali ti possono pure fare l’iniezione letale. Ricominciamo.

Conosceva Ugo. Perché? Perché tra tutta la strada che c’aveva messo c’erano degli studi a Perugia sovvenzionati con un lavoro da Mojitera in un locale del centro frequentato abitualmente dal Nostro soprattutto nel periodo dell’Umbria Jazz. Poi erano rimasti in contatto, fino a ritrovarsi nel suo ultimo non breve soggiorno romano. Semplice. Sarà retorico, ma poi vai a dire che il mondo non è piccolo.

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