[…] “La Mela” […]

[…] Jack non s’era chiesto mille volte che cosa avrebbe fatto se di colpo Chiara gli fosse sparita, se avesse smesso di incontrarlo per ricominciare a vivere, perché tanto la risposta certa l’aveva avuta fin dall’inizio. Niente. E cosa avrebbe pensato. Sarebbe stato contento per lei. Cinico fino all’osso. Un nichilista dei sentimenti. Chiara provò addirittura a farlo ingelosire saltando un paio di martedì, macché, fu costretta a rifarsi viva lei, e lui di tutto punto, contro ogni previsione, accettò l’invito a dimostrazione che non gliene era fregato un cazzo se lei s’era scopato un altro, che non era vero ma poteva sembrare la cosa più logica.

Per fortuna che c’era Pongo che riusciva a farla ridere, a farla evadere da quei pensieri, un po’ lo stava usando, e di questo si sentiva in colpa, un premio gli sarebbe spettato prima o poi, per quell’ostinazione, quell’incessante riuscir a fare bella figura.

E il giorno del bacio arrivò, e non se ne accorse nessuno, tanto fu facile, spontaneo, sembrò il ripetersi di un rito nato nella notte dei tempi, come il suggere il seno per un neonato, o ancor prima il pianto, pianto come primo istinto, ecco cosa fu.

In effetti cosa ci si poteva aspettare da una vita che cominciava tra le lacrime. Bacio. Ecco, da questo momento tutto sarebbe stato pianto, sforzo, stento, rovina. Tutto sottostante al dolore dell’elastico dei sentimenti.

Usciamo domani? No, ho da fare. Cosa? Niente… Bah. Perché fai così? Faccio cosa!

Senza che nulla di ciò fosse ancora accaduto Pongo ci andava pensando, ricordando la teoria di quel pazzo sui cuori comunicanti. Cominciò a tremare, sentì le lacrime salire agli occhi, passando per la gola.

Per Chiara era tutto molto più semplice, per lei un bacio niente creava e niente distruggeva, eppoi le era servito, era stato l’ennesimo modo di usare quel povero cristo, ma bene stavolta, e s’era sentita in quella forma di auto-tradimento almeno dieci metri più lontana da Jack. Per un attimo Pongo aveva coperto il suo odore, era stato un nuovo odore di una nuova pelle.

Che fai domani? Niente di che, non ho programmi… E se mi viene qualche bella idea? Allora sto con te! Perfetto, già ce l’ho…

Così doveva andare, così sarebbe andata, almeno all’inizio, fin quando quella passeggiata sul baratro dell’amore mano nella mano con lei fuori e lui dentro non avrebbe subito mutamenti da nessun lato. Né lei dentro, né lui fuori.

E Chiara cominciava a pensarci pure. Dal bacio in poi tutto le sembrò diverso, finalmente vide un uomo al suo fianco anziché un allegro amico, eppoi come l’aveva stretta, e le mani ai posti giusti, ci sapeva fare, ma dove poteva aver imparato? Forse sì, era stato il prescelto, l’assegnatario del compito di far sparire Jack dalla sua mente, forse aveva le carte in regola per riuscirci. Chiuse con Jack.

Dal giorno del bacio ogni altra volta che si videro finì per essere un’escalation, un aumentare di passione nei gesti, nei modi, negli sguardi, ed il giorno che lei scrisse su un messaggio “sono a casa da sola…” Pongo non fece finta di non aver capito, e varcò con paura e voglia quella soglia di casa, la prese dall’uscio e la spinse con forza e dolcezza verso dove non sapeva, alla ricerca di un appiglio, un piano, letto, divano, tavolo, ad ogni passo Chiara sembrava più pura, come se stesse andando indietro nel tempo, come se quei passi le garantissero l’espiazione dalla sua vita precedente, ad ogni passo Pongo sembrava più simile a Jack, tutto ciò che le serviva più l’amore. Si stavano legando irreversibilmente, se ne accorgevano, non riuscivano a staccarsi. Avrebbero pianto dopo. Abbracciati, ancora tremanti, respirando forte uno sul collo dell’altra andavano in silenzio pensando alla vita, finché Chiara ebbe l’idea, la voglia ed il bisogno di raccontare a Pongo tutta la verità.

Tutto era come al solito, la purezza era morta di nuovo in quel racconto tanto vicino nel tempo, come poteva essere accaduto tutto ciò senza che lui ne avesse mai avuto il dubbio? Si sentì stupido. Si rivestì.

Non rispose al telefono per un paio di giorni, lesse i messaggi senza dargli peso, anzi vedendoli come un proseguo della presa in giro che era tutta quella storia.

“Non ci siamo più visti da quando…” non era attendibile. Quella verità che sembrava il gesto della svolta nella loro storia, il passo decisivo per la sincerità fu per Pongo l’esatto opposto. Pensò e ripensò, capì che era meglio amare un’opera d’arte che non cambia una volta che l’hai studiata, non è in divenire come la natura umana. Capì che la colpa non era di Chiara, ma di chi aveva creato tutto questo garbuglio che doveva essere la vita.

“Se il tuo tempo avesse un prezzo io lo comprerei, ma non ha un prezzo l’aria, non la luna, la notte, non le parole, né gli occhi. Né tu chiara e definita. Mai tu brillerai fuori che dai miei pensieri, ed una carezza aspetterò, e dopo un bacio, ed uno sguardo, e solo i miei sogni sapranno averti tutta. E la tua eternità arriverà dove io non saprò guardare. Quel giorno sarai mia senza vedermi, sarai della mia assenza, quel giorno io saprò chi sono. Resterai, nell’aura perfetta dei miei pensieri come perfetta sei, ed il ricordo dei tuoi sguardi sarà la luce sul mio cammino, mentre solo andrò cercando nelle cose intorno la tua stessa perfezione, quando saprò riconoscere la mano di un unico creatore per tutte le cose magnifiche, che non può essere lo stesso delle cose tremende, della bruttezza, allora sarò un uomo vero ed allora tornerò a lottare per averti al mio fianco. Adesso vado, prendendo la via che più da te m’allontani, vado a svuotare un po’ il mio cuore per fare in modo che resti un po’ d’amore pure per te, perché oggi tutto quello che c’è da provare lo sto provando io. Tornerò, non so se troppo tardi, ma non sarà stato un male, perché nella mia assenza capirai cosa ti serve, senza l’ingombro della mia mano saprai andare più veloce.” Questo lesse Chiara aprendo il biglietto allegato ad un mazzo di rose, recapitato a domicilio. Pianse un po’, poi si asciugò gli occhi, tirò su bene col naso, per tornare ad avere la voce più normale possibile. Era martedì. La stagione calcistica era ancora a riposo. Prese il telefono. […]

estratto da “La Mela” racconto in appendice a Prenestinity (http://www.editricezona.it/prenestinity.htm)

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