“La pioggia non bagna le scarpe di chi non cammina” – con l’amico Stefano Pavan

…ovvero io, Stefano Pavan, la musica, la letteratura, la politica, i moleskine e un succo di frutta pera e limone.

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Chi è Stefano Pavan? …mah, forse la domanda più lecita è quante cose è Stefano Pavan? Stefano è molte cose, e tutte di qualità. E’ un insegnante stimato, nonostante giovane (classe ‘67), e lo si può vedere dai messaggi che gli alunni lasciano sul suo facebook. E’ un cantautore conosciuto e con un buon seguito, con tre dischi all’attivo (lui dice due e mezzo, in quanto uno è stato pubblicato in Francia e contiene “solo” cinque brani) ed un quarto in arrivo entro la fine dell’anno. E’ uno scrittore che con la Round Robin (gruppo Einaudi) ha pubblicato JACKROAD, esaurendo la tiratura, e pubblicherà sempre entro l’anno il seguito, e sarà un cofanetto che non vi consiglio di perdere. Ma prima di tutto Stefano Pavan è un uomo di cultura, disponibile, umile, riconoscente.

Appuntamento alle 14 e 30 da lui, ci vediamo dieci minuti prima sulla strada di casa sua, ha rispettato il mio anticipo, un grande. Mi apre le porte della sua casa e la trovo esattamente come l’aspettavo, il benvenuto me lo da una libreria ben fornita che mi accompagna verso il soggiorno dove trovo, come prevedibile, una chitarra  classica fuori dal fodero. Io ho sempre sostenuto che il musicista vero è colui che è sempre pronto ad ogni evenienza e quando è raggiunto dall’illuminazione musicale nel minimo tempo possibile deve essere in grado di suonare una nota, il fodero sarebbe d’impaccio. Questo lo penso ma non glielo dico…Ci accomodiamo col caldo alle calcagna, ma gli onori di casa prevedono acqua gelida come piace a me e succo di frutta pera e limone, un altro motivo per il quale devo ringraziarlo.

La prima sensazione è che quest’incontro non sarà un’intervista, ma un confronto, e così si sviluppa il tutto, in due ore di chiacchierata continua conclusasi con la promessa di un nuovo appuntamento. Di seguito trovate brevi “leciti” estratti della nostra conversazione, il resto rimarrà nascosto nell’intimità di una nuova amicizia.

Io: Stefano, inizio con una domanda di quelle che si fanno di rito e per la quale normalmente non si ascolta neanche la risposta… Io per dimostrarti che starò attento alle tue parole te le farò trovare pubblicate sulla prossima uscita di “Degni di nota”. Come va la vita?

S. Pavan: E’ una vita molto inquieta, ed io penso che l’inquietudine sia sempre un elemento positivo, ci evita di sederci ad aspettare, ci fa agire. Eppoi l’inquietudine io la accomuno con il senso di ribellione che è anche motore di ciò che scrivo.

Io: Quindi è anche un momento proficuo dal punto di vista artistico…

S. Pavan: Certo, mai fermarsi, soprattutto in questo momento dove vedo realizzarsi i progetti di una vita. E’ sicuramente un buon momento.

Io: Ho appena finito di leggere il tuo Jackroad. Il protagonista, Matteo, è il classico eroe romantico, mai contento, mai soddisfatto, anche quando va tutto bene. Non sa fermarsi, musica e viaggi e incontri. Quanto c’è di Stefano in Matteo?

S. Pavan: Sicuramente molto. Matteo è comunque un antieroe, un perdente. Fenoglio diceva che i perdenti sono più affascinanti; poi se c’è una vittoria, dall’altro lato ci sarà una sconfitta, e Matteo non vuole sconfiggere nessuno. Matteo è una buona percentuale di Stefano, così come lo è anche degli altri che hanno fatto parte del mio percorso. Vive degli sbagli miei e delle persone che mi stanno e sono state intorno. E dico “sbagli” perché è giusto sbagliare, per essere uomini d’esperienza, ti costruisce. La cosa tremenda nella vita è fare consciamente qualcosa di brutto, fare volontariamente male a qualcuno, non sbagliare, che è comunque involontario e ci eviterà di ripeterci nello stesso errore.

Io: I tuoi personaggi hanno, per dirla con una frase di Mario Venuti, poca “dimestichezza con la fine”. Errore comune a tutti gli esseri umani, che nonostante siano coscienti che tutto ciò che inizia è destinato a finire in un momento per quanto lontano, non riescono (riusciamo) a far propria questa filosofia. Che ne dici?

S. Pavan: Sono i percorsi di vita a segnare il nostro cammino verso questa “dimestichezza”, io per me l’ho imparato e lo attenuo col concetto Foscoliano della memoria, credo alla questione che si vive finché si è ricordati. Ovviamente, da buon egoista, sono terrorizzato dall’ipotetica scomparsa di una persona a me vicina. Su questo credo che il tempo e l’esperienza non possano assolutamente nulla.

Io: Baricco dice che si scrive quando si ha qualcosa da dire, si riferisce alla narrativa, ma voglio applicare questo concetto anche alla musica. Tu cos’è che vuoi dire?

S. Pavan: I punti che maggiormente mi coinvolgono sono in genere temi di indignazione, ma allo stesso tempo ho l’intenzone di creare un’attenzione verso tutte le piccole cose che ci circondano e che uno spesso non ha il tempo e il modo di percepire.

Io: E qui ti stavo aspettando, per questa domanda che faccio a me stesso da una vita, senza troppi esiti, proprio sulla questione del “non percepire”, alla quale magari mi risponderai tu. Siamo in un paese dove tutti sono a conoscenza del marcio che ci circonda, malefatte, frodi, collusioni, e nonostante ciò ogni volta che esce una notizia da tg, una denuncia importante, cadiamo puntualmente dalle nuvole. Come per Tangentopoli, Calciopoli, per le parole di Saviano in Gomorra, per le esclusioni da Sanremo, ma anche per lo spacciatore da un grammo che c’abbiamo sotto casa o il vicino violento…

S. Pavan: Il popolo italiano è un popolo strano, che non si vuole prendere grosse responsabilità. L’italiano medio non si applica, per pigrizia, si accontenta di quello che gli passa la “dis”informazione televisiva, prende per vero quello che assorbe da talk show che crede trasmissioni politiche, con buona parte di colpa proprio della classe politica. Sono loro ad arrivare sempre a fatti accaduti, a parlare a posteriori. La mentalità comune è ancora più votata alla punizione che alla deterrenza, così si aspetta lo scandalo per prendere i dovuti provvedimenti.

Politicamente siamo sotto zero. In genere comanda chi non ha una maggioranza oggettiva, il 20 % degli elettori non hanno una rappresentanza per sbarramenti o voti “utili” visto che molti si accontentano di votare non secondo i loro ideali ma solo per fare il minor danno possibile, il discorso qua sarebbe lunghissimo e magari lo continuiamo in privato… (Ridiamo)

Io: Convengo. Torniamo a noi. Ti senti più scrittore o più cantautore?

S. Pavan: Mah, le due cose viaggiano parallelamente, si completano a vicenda. Anche perché cerco di essere coerente nella mia produzione, anche per quanto riguarda i temi. Per fare un disco ad esempio compongo magari più di venti canzoni, per poi scegliere le dodici o tredici che abbiano un legame tra loro. Per Jackroad ho scartato molti capitoli che mi sembravano distogliere l’attenzione da quello che era il messaggio.

Io: E come nasce in genere la tua produzione?

S. Pavan: Dai Moleskine che mi accompagnano nei viaggi. Io li uso per appuntare le emozioni, i paesaggi, i pensieri, poi li tengo da parte, finché al momento opportuno non saltano fuori e mi fanno rivivere quell’emozione, e da lì mi ispiro.

Io: Quindi anche il nuovo disco e il nuovo libro hanno una complementarità…

S. Pavan: Certo, tant’è che saranno venduti sia singolarmente che in cofanetto, come del resto è stato anche per la ristampa di Jackroad e il mio ultimo disco “Lacrime e ruggine”.

Io: E ci anticipi qualcosa sul tuo nuovo libro?

S. Pavan: Con piacere. Il libro è il seguito di Jackroad, personaggio principale è Tommaso, il migliore amico di Matteo, che per eventi che tu e chi ha letto il primo libro conoscete, cambia completamente il suo punto di vista sulla vita, perde tutte le certezze e… Si mette in viaggio. India. Ci sono due grandi storie d’amore, molti dei personaggi sono gli stessi di Jackroad ovviamente, visto che i due protagonisti partono dallo stesso giro di amici.

E’un libro che ci ho messo molto a scrivere perché ho dovuto fare delle ricerche, ci sono dei riferimenti storici ben precisi e mi sono dovuto documentare, facendomi arrivare libri dall’estero visto che in Italia molte cose non si trovano…

Io: Tipo?

S. Pavan: Non tutti sanno che gli indiani hanno anche loro la “vera” tomba di Gesù, per esempio. Poi tratto di un personaggio, una filosofa pagana di Alessandria uccisa nel 415 dopo Cristo circa, considerata una strega, sulla quale ho dovuto studiare molto… Sono sempre stato affascinato da storie a sfondo religioso, Templari e quant’altro…

Io: Non mi dire che ti piace Voyager…

S. Pavan: A dire il vero lo guardo ogni tanto, ma mi da fastidio il fatto che finisca sempre con una smentita dei fatti raccontati, con insinuazioni di dubbio. Atlantide invece che va in onda su La7 mi piace molto. Poi, se devo scegliere, preferisco il giornalismo all’intrattenimento generalmente. Pensa, Porta a Porta, che dovrebbe essere una trasmissione di informazione politica, qualche sera fa ha dedicato una puntata intera alle diete, con interventi illustri, interviste e tutto quanto. Io lo chiamo intrattenimento, non giornalismo. Report è giornalismo, per esempio…

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Ed eccoci qua, ci siamo ricascati, spengo il registratore e ci facciamo una bella chiacchierata, parliamo di Luttazzi, Beppe Grillo, politici di tutte le fazioni, di Marquez del Piccolo Principe e di un sacco di altre cose che Stefano dice da una vita nelle sue canzoni e nei suoi libri, e se siete curiosi non sarò io a svelarvi altro su questa rubrica, ma può sicuramente farlo volentieri il vostro libraio o venditore di dischi di fiducia…

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