Intervista a Rodolfo Maltese (BMS)

Il primo personaggio illustre che ha sposato il progetto “Degni di nota” è stato proprio Rodolfo Maltese, chitarrista storico del Banco del Mutuo Soccorso, che andai ad incontrare a fine 2009 al caffè “Pinelli” sulla Tuscolana. Sappiamo i guai che ha passato poi e la battaglia ancora in corso con la malattia, che non gli ha impedito mai di dare il suo contributo alle nostre manifestazioni, con tutta l’umanità di un padre ed un amico insieme. Questa riedizione della nostra chiacchierata è anche per ringraziarlo e mandargli il migliore degli abbracci.

UN CAFFE’ CON ROFOLFO

Sarebbe facile e banale rifarsi solo alla storia, ma è da questa che dobbiamo partire. Ho l’onore in questo primo appuntamento di potermi confrontare con uno dei musicisti più di rilievo tra i nati dal movimento dei castelli romani (anche se originario di Orvieto): il Big che si è concesso a questo incontro è Rodolfo Maltese. Chitarrista storico del Banco del Mutuo Soccorso, band che da ormai quarant’anni (la fondazione risale proprio al ’69) esporta il rock italiano nel mondo. Nati praticamente in una cantina di Marino grazie ad un’idea dei fratelli Nocenzi, la band è tutt’ora operativa nonostante la scelta di non apparire in tv da ormai diverso tempo. Non sottostando alla regola dello “scarrafone” è all’estero che i Banco godono di un successo straordinario, memorabile la loro ultima esibizione di Montreal dello scorso settembre, non da meno le loro ormai innumerevoli uscite tra il Giappone ed il Sudamerica. Per avere ragguagli vi consiglio di visitare il loro sito internet ufficiale.
Io: Intanto grazie per la disponibilità ed il tempo messo a disposizione di Piazza Nova, Rodolfo. Vorrei cominciare a parlare con te persona e musicista più che in voce di chitarrista del Banco, visto che hai partecipato a tanti altri progetti musicali, dagli Homo Sapiens agli Indaco, hai spaziato anche in altri mondi studiando la tromba, e viaggiato in altre arti diplomandoti all’Accademia delle Belle Arti di Firenze(?) in scenografia, quindi ti chiedo: cosa sarebbe stato Rodolfo Maltese se non fosse diventato il chitarrista del BMS?
R. Maltese: Probabilmente avrei trovato comunque una mia dimensione musicale, anche se all’epoca avrei comunque lasciato il percorso intrapreso con gli Homo Sapiens, che ormai non mi stimolava più. Per un periodo avevo smesso di suonare per dedicarmi a tempo pieno alle arti figurative, magari avrei insegnato pittura, ma ad un certo punto la musica mi è mancata troppo.
Io: Hai esordito giovanissimo, collaborando sempre con formazioni di successo, cosa oggi sicuramente irripetibile, a parte la tua bravura, credi sia stata una questione di diverse opportunità in quegli anni? O erano diverse le persone?
R. Maltese: Un po’ tutt’e due. Nonostante una mancanza generale di mezzi data dalla scarsa tecnologia c’era tra i ragazzi uno spirito di sacrificio diverso, cosa che oggi non è frequente come all’epoca trovare. Noi provavamo dalla mattina   alle dieci fino a sera, nella consapevolezza che una schiera di persone ci avrebbe ascoltato, cercando di apprendere qualcosa, sia dai testi, sia dalla musica, noi oltre che musica facevamo politica…
Io: Col BMS avete girato il mondo, cosa hai avuto modo di notare?
R. Maltese: In Giappone, come in Messico del resto, ho potuto notare oltre ad un grande amore per la lingua italiana, una altrettanto forte propensione all’ascolto dei testi, al contenuto. Tant’è che ogni viaggio è stato una sfida a dover dare il meglio di noi, cercando di meritarci tutto quell’affetto.
Io: Cosa pensi del panorama musicale che ci circonda? Anche propriamente dei Castelli Romani se ti viene in mente qualcosa…
R. Maltese: E’ da un po’ che manco dai Castelli, ma di recente ho avuto un avvicinamento  dall’organizzazione di una rassegna a Lanuvio, e ho visto che c’è ancora un grosso movimento, che culmina con la festa della musica di Giugno…
Io: Cosa pensi dei Talent Show come X-factor e Amici?
R. Maltese: Ben vengano, sono comunque uno spazio per la musica, anche se ad Amici obietto la scelta di voler contrapporre i ragazzi, creando competizione col pettegolezzo. In tutt’e due i format manca però uno spazio per l’originalità, si bada più alla ricerca del clone, ognuno canta come sosia di qualcun altro, bravissimo ma già esistente. I nostri poeti dove sono finiti? A livello compositivo, creativo, un nuovo Tenco, un nuovo De Andrè, un Endrigo, quando li riavremo se nessuno si impegna per cercarli?
Io: Internet, il computer, la tecnologia hanno ucciso o salvato la musica?
R. Maltese: Sicuramente salvata come possibilità di informare, per esempio noi Banco saremmo finiti, avendo scelto di non fare televisione, se non ci fosse stato internet. Lo stesso dal punto di vista pratico, la tecnologia attuale permette per esempio registrazioni accessibili a tutti in quanto a costi.
Io: Cosa bolle in pentola?
R. Maltese: Sto partendo con dei lavori con un’etichetta indipendente che è Terre Sommerse con la quale ho la possibilità di registrare miei tre progetti, un primo che è un duo chi tarristico con Massimo Alviti, il secondo è una collaborazione col pianista Andrea Alberti nella quale mi cimento anche con la tromba, e dulcis in fundo un lavoro sempre di mie musiche originali che vorrei poter dire che potrebbe piacere a Luigi Tenco, sono delle composizioni jazz a lui ispirate, in chiave fine anni sessanta. Il progetto si chiama per l’appunto Ten & Co. e devo dire che ha già avuto un discreto successo dal vivo, dovremmo mantenere lo stesso sestetto anche per il disco, con i fratelli Jodice, Claudio Corvini, Max Ionata e Luca Pirozzi, con una partecipazione di Andrea Satta dei Tete de bois.

Io: Chiudiamo questo primo appuntamento con un consiglio ai giovani musicisti…
R. Maltese: Ai giovani vorrei dire di sentirsi “gruppo”, sapere che questa è una filosofia di vita, deve esserci il gusto di vivere insieme, creare insieme. Perché l’arte va condivisa e vissuta insieme.
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