Intervista a Max Gazzè (28/05/2010 – La Cantinaccia)

In occasione del suo concerto presso La Cantinaccia di Giulianello (Lt) Max Gazzè si è gentilmente concesso a questa breve intervista che svela i suoi punti di vista sui mali della musica di quest’inizio secolo. Persona disponibile, gentile ealla mano esattamente come si dimostra da lontano. Da vicino ho potuto ammirarne la predisposizione al confronto ed alla riflessione, la simpatia e la loquacità, ben nota al suo manager che da dietro faceva segno di tagliare battendo indice e medio, ovviamente con cordialità e sorriso, dicendomi poi “…sai com’è Andrea, non puoi immaginare le cene che abbiamo saltato in questa tournée per il suo vizio di dilungarsi…”. Degni di Nota ringrazia per queste altre perle potute raccogliere, sempre in modo gratuito e spassionato!
Io – Ciao Max, una premessa: non voglio che tu parli di Max Gazzè, dei progetti, dei dischi o cose simili, perché la tua fama ed il tuo talento come artista sono già giustamente più che noti a tutti, e ne avrai già parlato migliaia di volte. Vorrei invece chiederti d’altro, avere delle tue impressioni su argomenti meno soliti nelle interviste. La prima curiosità che vorrei tu mi chiarissi è sul punto di vista di Max Gazzè riguardo le collaborazioni, perché tante te ne ho viste fare e anche in campi diversi dalla musica, come quelle per gli sketch di Greg e Lillo, per il cinema, o per rimanere in campo musicale quelle memorabili con Niccolò Fabi, col Banco e via dicendo…

Max Gazzè – Innanzitutto io nasco come musicista, ed essendo bassista la prima necessaria collaborazione doveva essere con altri musicisti, non potevo crescere, imparare cose se non avessi iniziato a collaborare. Non ho mai voluto legarmi a delle mie idee e basta, ma metterle sempre a disposizione di qualcosa che si stava creando. Sono diciamo così, un contemplatore dell’accadere delle cose, per cui mi intriga tantissimo creare delle forme espressive e accoglierle per come si stanno generando in quel momento, per questo sono sempre estremamente curioso nel collaborare con altri artisti, in una sorta di cooperativa, in quanto l’arte deve essere l’accadere di un qualcosa, l’opera stessa d’arte nasce quando accade. Alla base delle collaborazioni poi deve esserci stima e frequentazione, è ovvio, ed in questo sono stato anche fortunato. E’ come fare una jam session e trovare nella musica il linguaggio per comunicare e contaminarsi. Ritengo che nella musica sia fondamentale trovare un linguaggio interdipendente.

Io – Molto esaudiente, vorrei poi chiederti perché ancora suoni nei club, nonostante il tuo pubblico sia ben più ampio di quello che può essere accolto da un club. E sicuramente non possiamo dire che sia una scelta commerciale perché il potere economico del club non è paragonabile a quello di un palazzetto, di una piazza, di un grande teatro…

Max – La musica per me non può prescindere dal club, ciò che accade nel club è irripetibile altrove. Mi piace la dimensione del club perché non è asettica, il contatto col pubblico è una condizione alla quale non posso rinunciare. Ho iniziato nei locali e vedo la mia vecchiaia in un locale, mi immagino dedito alle autocelebrazioni e cose ignobili di questo genere (ride)… Più che altro mi auguro che non si perda il Club in se, perché mi sembra che vadano un po’ scomparendo, anche se a Roma ho notato ancora diverse situazioni molto attive, per fortuna…

Io – Possiamo dare la colpa per esempio alla televisione? I reality sulla musica per esempio o i festival che vivono più sull’immagine, che fanno perdere un po’ il senso di fare musica per passione e gusto, creando il personaggio prima che esso esista realmente o dandogli connotazioni innaturali…

Max – Hai centrato il problema… Questi reality non fanno altro che manipolare la percezione della realtà musicale, quando tu collochi qualcuno sulla cresta dell’onda attraverso un reality, senza un percorso artistico convenzionale rischi di creare un fenomeno dalla vita brevissima. Si dimentica che prima di andare sulla cresta dell’onda bisognerebbe saper nuotare. Ritengo che questi reality siano però un fenomeno che tenda all’autodistruzione, come format intendo. La gente si renderà conto che sta creando dei mostri. E’ importante che ci sia un’onda per arrivare ad una cresta e che i percorsi da affrontare siano chiari, nuotiamoci verso la cresta dell’onda, non troviamo modi più facili…

Io – Più che esaudiente Max, ti ringrazio per la disponibilità!

Foto di Sofia Bucci, scattata durante la Performance della serata del 25 Maggio 2010 (http://www.flickr.com/photos/sofiabucci)

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