La percezione dell’Amore

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“Ecco” disse “Ho capito, tutto riconosce l’amore. Pensaci, gli animali, loro riconoscono se la mano che li accarezza è guidata dall’amore, riconoscono il modo col quale ti avvicini, la voglia che hai di farti voler bene, e se li vedi restii dentro di te sai che hanno ragione, che quella carezza non avresti voluto dargliela e se ne fregano, se non s’arrabbiano addirittura.” Prese il bicchiere, bevendo un lungo sorso, con l’aria di chi sa dove deve arrivare, lo sguardo sicuro di chi ha svelato un mistero. “Anche le cose lo riconosco l’amore, sì, le cose. Pensa agli ingredienti di una pietanza in cucina, fai usare gli stessi ingredienti e le stesse dosi a dieci persone diverse, i loro piatti avranno dieci sapori diversi, derivati dalla quantità di amore che hanno percepito. Le macchine, le automobili intendo, prendine dieci sportive identiche e mettile in un circuito con dieci piloti diversi alla guida, credi che arriverebbero tutte insieme? Una vincerà, indovina quale. Tutto, caro mio, riconosce l’amore.” Prese ancora il bicchiere, ma stavolta con nessuna sicurezza, come avesse intenzione di fermarsi vedendo vicino il cuore del problema, ma ricominciò, ormai c’era troppo dentro per tornare indietro. “Le piante, chi più di loro. Mia nonna ha avuto una pianta per oltre vent’anni, venuta a mancare lei ho provato io a prendermene cura, credi che sia ancora viva quella pianta? Mia nonna l’amava, io amavo mia nonna ma non abbastanza la sua pianta, e pur cercando di trattarla nello stesso modo lei non ha retto all’assenza.” Stavolta deglutì senza bere, voleva essere fermata, voleva un’obiezione in qualche punto, una smentita, ma la teoria era al traguardo ed io troppo curioso di sapere dove voleva arrivare. “Tutto riconosce l’amore, tranne gli esseri umani.” Eccolo, il gran finale. Detto ciò svuotò velocemente il bicchiere e si alzò, con gli occhi lievemente lucidi, mi salutò con un bacio rapido sulla guancia ed un fugace abbraccio ad una mano sola (di quelli che odio) mentre l’altra mano recuperava la borsa dalla sedia, e cominciò a percuotere l’asfalto coi suoi tacchi e alzando la testa ad ogni passo di più tanto che pensai che prima o poi sarebbe caduta all’indietro. Quant’era vera quella sua improvvisata teoria. Non s’era accorta che l’amavo. Lasciai i soldi del conto sul tavolo e presi la direzione opposta.

(Racconto per “Il CIttadino Extra”)

Marco Cocozzoli *emmecinquephoto* – http://www.flickr.com/photos/emmecinquephoto/

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